MUSEO DIOCESANO SANTA SEVERINA – CROTONE (KR


Storia del museo:

Il Museo Diocesano di Santa Severina è stato costituito nel 1998 da S. E. Giuseppe Agostino Arcivescovo di Crotone e Santa Severina con la collaborazione di Mons. Giuseppe Misiti parroco di Santa Severina e responsabile dei beni culturali ecclesiastici dell’arcidiocesi.
Le collezioni sono state allestite nello storico palazzo arcivescovile posto di fianco alla cattedrale dove sono ospitati anche la Biblioteca Storica Diocesana e l’Archivio Storico. L’idea fu quella di creare un museo che fosse allo stesso tempo una mostra permanente relativa ai luoghi, agli oggetti e ai documenti della chiesa locale.

Percorso Espositivo:

Il Museo Diocesano raccoglie le testimonianze storico-artistiche della Cattedrale e dell’Episcopio che cronologicamente si snodano dall’Alto Medioevo al Novecento.
Il percorso espositivo si articola in sezioni tematiche ben distinte ma tra esse strettamente unite per l’esistenza di punti nodali, sia di manufatti sia di didattica, che permettono il collegamento tra le stesse sezioni per aspetti storici, artistici e iconografici.
L’attuale esposizione consiste in una mostra permanente, articolata in pannelli didattici, con testi in italiano e in inglese, vetrine espositive e ripercorre il cammino della catechesi cristiana attraverso la presentazione dei più significativi momenti della produzione dei “beni materiali” scaturiti dal culto e dal rito cattolico romano.
Sezione LUOGHI: è ubicata nel “Salone degli Stemmi”, sono trattati gli edifici di culto che testimoniano la storia del cristianesimo, dalle catacombe alle prime basiliche.
Sezione OGGETTI: ARREDI ecclesiali paramenti sacri, insegne episcopali, vasi sacri, reliquiari, ostensori, arredo d’altare, corredo delle immagini, oggetti per l’abluzione e l’incensazione,
Sezione DOCUMENTI: prima sezione: materiale cartaceo-libraio della chiesa romana, libri liturgici e i testi fondamentali per la catechesi, seconda sezione: bolle, pergamene, privilegi, brevi ecc.

Nuovo Percorso: la Storia della Metropolia: segna le tappe fondamentali della storia della Metropolia di Santa Severina. Il percorso termina con la sezione Biblioteca e Archivio Storico. Nell’archivio sono custoditi più di 300 pergamene (fra le più antiche, la famosa Bolla di Papa Lucio III del 1182) e documenti manoscritti che vanno dal XV secolo ai nostri giorni. La Biblioteca comprende più di 6000 volumi fra incunaboli, cinquecentine e seicentine.

Le collezioni:

Sezione Pittura
I pittori che hanno lasciato traccia a Santa Severina, principalmente tra il XVI e il XX secolo, sono figli di movimenti artistici che probabilmente cercavano di avvicinarsi ai grandi maestri del tempo, talvolta copiandoli e altre volte rielaborandoli anche con pregevole originalità. La Madonna con Bambino, probabilmente di bottega toscana, dal forte coinvolgimento emotivo e dall’attenzione al paesaggio tipico del XVIII secolo, oppure la tela di Sant’Antonio di Padova, in un memento mori databile intorno alla metà del seicento, caratterizzata da colori caldi che emergono da uno sfondo buio, sono un fulgido esempio di una qualità raffinata che circondava la diocesi di Santa Severina.
Particolare è la galleria di vescovi raffigurati su dipinti per lo più del XX secolo, la quale documenta la presenza di questi importanti personaggi che hanno cambiato in un arco cronologico millenario, prima come metropoliti e in seguito come arcivescovi, la storia di Santa Severina. Immagine immediata ed eloquente è quella dell’arcivescovo Ludovico del Gallo, rappresentato dal pittore, anch’esso anonimo, con una lunga barba bianca, in abito talare ricamato, la mano destra indica la biblioteca alle sue spalle con chiara allusione al suo gusto per la cultura.
Inoltre, recentemente sono state accolte nella pinacoteca del museo altre nove tele restaurate, tutte databili intorno al XVIII secolo, riferibili a diverse botteghe minori dell’Italia meridionale con rappresentazioni figurative attinenti sempre al contesto liturgico-religioso. (Tratto da “Museo Diocesano Di Arte Sacra Santa Severina – Catalogo delle opere”, testo di Ferdinando Panza)

Sezione Scultura
In riferimento alla scultura e agli elementi lapidei presenti nel Museo Diocesano di Santa Severina, si ha la possibilità di imbattersi in diverse epoche storiche e in varie tecniche artistiche. I frammenti ritrovati, grazie agli scavi effettuati all’interno del Battistero, della Cattedrale, dello stesso Palazzo Arcivescovile, sono pezzi riconducibili al periodo del basso medioevo calabrese. Momento cardine della commistione tra la cultura bizantina e quella normanna sono proprio i secoli dal XII al XIV, che hanno visto l’importante passaggio dal rito greco-bizantino al rito latino.
La transenna, la testa di santo, i vari capitelli, i leoni stilofori sono tutti elementi che appartengono alla prima costruzione degli edifici più influenti della sfera religiosa di Santa Severina. Questi, facevano parte di arredi di dimensioni maggiori, ma che probabilmente subendo il cambiamento verso nuove forme di arte sono stati alcuni riutilizzati altri accantonati. Si può pensare comunque ad una eventuale scuola di scalpellini presente sul territorio che ha agito all’interno di un contesto che comprendeva l’influenza dello stile bizantino con le novità plastiche della cultura normanna.
Tra il XVI e il XIX secolo, gli scultori che lavorarono all’interno della diocesi di Santa Severina, scelsero di utilizzare, nella maggior parte delle loro opere, il legno. La scultura lignea conservata all’interno del Museo è fortemente caratterizzata dalla corrente napoletana, centro principale per la formazione di botteghe artistiche dell’Italia meridionale. Ne afferma la presenza un San Giuseppe con Bambino attribuibile ai fratelli Patalano e un San Michele Arcangelo di Bernardo Valentini, allievo di Giacomo Colombo, entrambi di sublime eleganza sia nelle forme che nella scelta della tonalità dei colori.
Ma sicuramente, nondimeno, fu il ruolo svolto da Rogliano e Serra San Bruno, scuole che hanno prodotto numerosissime opere all’interno del contesto calabrese e non solo. Un tabernacolo finemente intarsiato con una ricca decorazione a racemi intrecciati arricchiti da foglie e grappoli, e un altro San Michele Arcangelo firmato e datato da Vincenzo Zaffiro rappresentano al meglio l’appartenenza a queste due botteghe calabresi che certamente hanno avuto un loro modus operandi degno di nota. Da segnalare sono altre tre opere lignee del XVIII secolo, di ignoti scultori meridionali: una Immacolata, un San Francesco di Paola e una Santa Agnese probabilmente collegate a questo circuito di maestri di Calabria, ma sempre influenzati dalla scuola napoletana e dagli artisti leccesi della cartapesta.
(Tratto da “Museo Diocesano Di Arte Sacra Santa Severina – Catalogo delle opere”, testo di Ferdinando Panza)

Sezione: Argenti, Oro e Paramenti Liturgici
Nella collezione di ori e argenti del Museo, un posto di rilievo è occupato dalla spilla angioina, oggetto catalogato da Lipinski e Frangipane come spilla da piviale all’inizio del secolo scorso. In un documento del 1559, invece, la spilla veniva descritta come: “[…] un grande anello pontificio d’argento dorato con molte margherite e una perna con la scritta: Cristus vincit, Cristus regnat, Cristus (im)perat….] La spilla fu modificata, probabilmente agli inizi del ‘900, come dimostra la borchia saldata sul retro.
L’opera più rappresentativa, che dimostra il legame nel Settecento tra la Calabria e gli argentieri napoletani, è la magnifica statua di Santa Anastasia realizzata nel 1792, come testimonia il punzone consolare. L’opera in argento, realizzata su misura per l’Architetto Ganini, è stata realizzata nella bottega del Baccaro a Napoli. È sempre lo stesso Ganini a ordinare l’altare a croce d’argento, i vasi porta palme e alcune coppie di candelieri recanti il suo stemma. La statua è ritenuta importante soprattutto dal punto di vista iconografico. Il dipinto su tavola di S. Anastasia che sul braccio sinistro regge il piccolo borgo, fu realizzato nel 1790 da un ignoto artista locale, quasi certamente commissionato dallo stesso Ganini in ricordo del terremoto che nel 1783 provocò distruzioni anche a S. Severina.
Altra opera di fondamentale importanza per la storia della Metropoli è il basamento e il reliquiario del braccio di Santa Anastasia. Secondo un’antica tradizione la reliquia fu donata da Roberto il Guiscardo all’arcivescovo dell’epoca subito dopo la conquista normanna. La donazione servì ad avviare la latinizzazione del territorio calabrese che per secoli era stato sotto la giurisdizione del Patriarca di Costantinopoli.
Da menzionare l’inestimabile patrimonio costituito da numerose opere in seta, broccato, ricami in oro, argento o lino, circa 800 pezzi di varie lavorazioni e provenienze. Si va dalla pianeta del cardinale Santoro del XVI secolo ai paramenti acquistati agli inizi dell’Ottocento dall’Architetto Puja. Esistono tecniche catanzaresi, venete e campane. Si tratta di una raccolta tra le più consistenti e importanti dell’Italia meridionale.
(Tratto da ‘Museo Diocesano Di Arte Sacra Santa Severina – Catalogo delle opere’, testo di Pino Barone)

Collezione De Luca
La Collezione De Luca è costituita dal prezioso materiale donato nel 2006 al Museo Diocesano di Arte Sacra dal Dott. Francesco De Luca, cultore e appassionato di storia locale. La collezione si divide in due sezioni: nella prima sono esposti reperti che vanno dal periodo protostorico all’età moderna (ossidiana, fibule, collane, anelli, encolpi, croci, ecc.) e sono stati rinvenuti in diversi fondi di Santa Severina, ad eccezione di quelli del periodo protostorico e classico provenienti dal territorio di Strongoli, l’antica Petelia;
Nella seconda sono presentati sigilli, medaglie, monete e cartamoneta cha vanno dal periodo della Magna Grecia fino al secolo scorso.

Altre collezioni presenti nel Museo Diocesano:

Biblioteca Diocesana
La Biblioteca Diocesana di Santa Severina possiede un patrimonio librario di circa 25000 volumi divisi tra il Fondo Antico – custode di Incunaboli, cinquecentine e seicentine – e il Fondo Moderno caratterizzato da libri di teologia, letteratura, storia, medicina, fisica, religione, psicologia e arte.
Le collezioni custodite – unitamente al patrimonio dei documenti archivistici – rappresentano un percorso obbligato per gli studiosi, locali e non, per l’approfondimento della storia della Chiesa, della storia del territorio locale e calabrese.
Nel 2003 la Biblioteca Diocesana di Santa Severina è stata inserita fra le biblioteche partecipanti al secondo Polo del Sistema Bibliotecario Nazionale e i lavori d’inventariazione e catalogazione sono iniziati poco dopo.

Archivio Storico
L’Archivio Arcivescovile di Santa Severina conserva i documenti del Fondo Archivistico Arcivescovile, i documenti del Capitolo della Cattedrale di Santa Severina e il Fondo Diplomatico.
Il Fondo Arcivescovile e il Fondo Capitolare, fino al 1974, erano conservati in due grandi armadi lignei nella stanza adiacente al Salone degli Stemmi; il Fondo archivistico Capitolare, invece, era conservato in un armadio ligneo nella stanza cosiddetta del Tesoro, attigua alla Sagrestia della Cattedrale.
Nel 1975 tutto il materiale è stato trasferito nel “Salone degli Stemmi” e per la prima apertura al pubblico (1 aprile 1984) l’Archivio è stato spostato in alcuni locali ubicati al piano terra dell’Episcopio.
Si tratta di documenti di natura giuridico-amministrativa, riferiti ad oltre sei secoli di storia ecclesiastica e civile con informazioni relative alla vita del comprensorio della Metropolia di Santa Severina. Il più antico dei documenti conservati è una bolla di Papa Lucio III redatta ad Anagni nel 1184. Diretto all’Arcivescovo dell’epoca Meleto, il prezioso documento, nell’approvare le precedenti concessioni al suo predecessore Andrea, assegna molti altri privilegi, riconoscendo come metropolitana la sede di Santa Severina, che a tale onore era stata elevata nel IX secolo dal Patriarca di Costantinopoli.
Gli utenti possono accedere direttamente agli inventari, ai volumi e ai periodici nella sala di consultazione. I documenti d’archivio sono liberamente consultabili, purché prodotti durante un episcopato conclusosi da almeno 70 anni. La consultazione dei documenti può essere effettuata esclusivamente nelle sale di consultazione dell’Archivio, a seguito di richiesta su appositi moduli da presentare al personale addetto. L’accesso ai depositi è vietato al pubblico.

Monumenti e Musei da visitare

• Castello Normanno (si veda scheda Castelli n. 19)
• Museo Archeologico:
I materiali esposti sono nella maggior parte provenienti dal territorio della valle del Neto. Tra le forme, numerosi risultano i vasi per mescolare e versare (crateri, brocche) o per bere (skyphoi), mentre abbastanza diffusi nei corredi funerari sono i contenitori di oli ed unguenti profumati (lekythoi). La coroplastica è attestata da alcune eleganti statuette femminili del tipo “tanagrino” e da un’arula fittile.
Tra i materiali rinvenuti negli scavi del castello ed esposti si segnalano: una croce reliquiario in bronzo dorato, un frammento di polycandilon (lampadario) in bronzo, fibbie in bronzo, ceramiche acrome e dipinte, strumenti, utensili ed oggetti di ornamento in metallo ed in osso.
• Chiesa Cattedrale (di S. Anastasia): edificio metropolitano, eretto nella seconda metà del sec. XIII (aa. 1274-95), rimaneggiato nei secc. XVII-XIX con facciata rifatta nel 1705, con portale mediano ogivale, incluso in un’inquadratura barocca classicheggiante. Campanile a corpo avanzato, con portale archiacuto ducentesco. Interno a pianta basilicale a tre navate divise da pilastri quadrangolari in blocchi. Altare Maggiore marmoreo barocco policromo.
• Il Battistero (Oratorio di S. Giovanni Battista): l’edificio è considerato il più antico monumento bizantino in Calabria (sec. VIII o IX). Esso presenta una pianta a croce con coro centrale a pianta circolare, corridoio anulare, cupola ad ombrello con tamburo ottagonale, in laterizio e con cupolino cilindrico sorretto da 8 colonne granitiche di reimpiego. L’interno evidenzia capitelli con elementi ornamentali e tracce di affreschi bizantini.
• Chiesa di Santa Filomena: edificio d’impianto tipicamente bizantino, a pianta rettangolare risalente all’XI-XII sec. con abside semicircolare affiancata da due absidiole. Esterno con cupoletta cilindrico-conica, di gusto orientalizzante. Ingresso con due portali archiacuti decorati a rosoni con colonnine incassate.
• Chiesa dell’Addolorata: Vescovado vecchio che risaliva ad età prenormanna ed era a pianta basilicale, a tre navate.
• Chiesetta dell’Ospedale (nel quartiere Grecia): ruderi dell’Oratorio medievale, d’impronta tipicamente bizantina, ma ascrivibile ad età normanna (sec. XI-XII).
• Chiesetta di S. Lucia (o dell’Immacolata) Piccolo Oratorio di età normanna (sec. XII),
• Palazzo Arcivescovile: edificio trecentesco, sede dei vescovi metropolitani e oggi del Museo Diocesano.
• Chiesetta di S. Nicola (nel quartiere Grecia) Avanzi dell’Oratorio bizantino.
• Chiesa di S. Antonio: Edificio secentesco, annesso al Convento dei francescani Minori.

Ente Gestore: Arcidiocesi di Crotone, Santa Severina, Associazione ANASTASIS

Contatti:
Mail: anastasis.aps@libero.it
Tel.: 0962.51069, 389.9221294, 348.1324260

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Informazioni Utili

Orari: da lunedì a domenica ore 09:30 – 12:30; 15:00 – 18:30, mercoledì: chiuso
Biglietto: euro 2,00 per gli adulti; gratuito per i bambini
Visite guidate: si, a cura di Associazione  Anastasis
Servizi Didattici e Laboratori: si

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