Descrizione geografica:
il sito dell’antica Locri è posto lungo l’asse della via costiera ionica nel Comune di Locri in una vasta area che si affaccia sul mare a sud-est del centro di Gerace. Esso rappresenta una delle eccellenze dei beni culturali calabresi con un sito vasto e articolato in cui sono attive missioni archeologiche ed una didattica innovativa ed accessibile.
Datazione:
– Frequentazione di età pre-protostorica da parte di genti sicule
– Polis di Locri fondata da coloni greci (700 a.C. circa)
– Municipio romano e tardo antico (sec. III a.C – VII d. C.)
Dati storici:
La città fu fondata da coloni provenienti da piccole regioni della Grecia (Opunzia e Ozolia) probabilmente intorno al 700 a.C. Le fonti letterarie narrano che i Locresi sbarcarono dapprima al capo Zefirio (odierno capo Bruzzano), fondando un primo nucleo di città e stipulando con gli indigeni di stirpe sicula un patto di alleanza che prevedeva che ognuno rimanesse nel proprio territorio finché avesse portato la “stessa testa e calpestato la stessa terra”. I Locresi, al momento del giuramento, nascosero sotto le vesti alcune teste d’aglio e misero un pò di terra dentro le calzature. Così poco dopo si ritennero autorizzati a scacciare i Siculi dai luoghi più confortevoli dove essi abitavano, fondandovi la loro nuova città: Locri Epizephiri.
Intorno alla fine del VII sec. a.C. i Locresi fondarono sul versante tirrenico due sub-colonie: Hipponion (Vibo) e Medma (Rosarno). Esse sorsero inizialmente con la funzione di costituire punti di raccolta dell’attività produttiva del territorio ricadente sotto la città locrese, per diventare in seguito sempre più indipendenti ed autonome.
Da una dedica su uno scudo in bronzo ritrovato presso il santuario di Olimpia abbiamo la conferma che Locri e le due sub-colonie sconfissero intorno al 530 a.C. in un’epica battaglia presso il fiume Sagra, l’esercito di Crotone.
Ai contrasti con Crotone forse è da collegare anche la leggenda di Euthymos, famoso pugile locrese, vincitore per ben tre volte nelle Olimpiadi, al quale si attribuisce di aver liberato Temesa dal demone di Polites, compagno di Ulisse che potrebbe essere la personificazione del controllo esercitato da Crotone su Temesa, dopo la distruzione di Sibari (510 a.C.). Questi era stato ucciso dagli abitanti di Temesa per avere violentato una fanciulla, per cui la sua ombra vagava per la città e, per placarla, ogni anno bisognava sacrificarle una vergine. Euthymos, innamoratosi della vergine prescelta per il sacrificio, affrontò l’ombra e la cacciò per sempre.
Locri fu anche tra le prime città a dotarsi di un codice di leggi opera del mitico legislatore Zaleuco. Su di esso poggiò per ben due secoli la stabilità del “buon governo” locrese come lo definì il grande oratore ateniese Demostene. Il codice di Zaleuco prevedeva tra l’altro: il divieto di spostare i confini, quello di possedere schiavi comprati, quello di praticare attività commerciale al dettaglio e quello della vendetta privata, affidata a dure pene morali e corporali ma non patrimoniali (legge del “taglione”). Lo stato, inoltre, promulgò delle leggi mirate a frenare il lusso e l’immoralità.
Locri, pur essendo una tra le più importanti città italiote della Calabria, non ebbe mai una posizione politica e militare particolarmente rilevante. Malgrado ciò essa mantenne a lungo la sua autonomia, finché con l’arrivo dei Romani nella regione, fu tra le prime ad aderire alla confederazione romana, diventandone uno dei migliori alleati.
In età altomedievale divenne sede di diocesi e nell’VIII sec. d.C. fu definitivamente abbandonata dagli abitanti che diedero vita a Gerace e ad altri centri nell’entroterra, in posizioni ben difendibili dagli attacchi dei saraceni.
Aspetti Architettonici, artistici ed archeologici
Tra gli edificio religiosi più importanti e significativi della storia di Locri troviamo:
PERSEPHONEION
L’area sacra attiva tra il VII ed il III secolo a.C. era posta su una collina fuori le mura nella zona ovest della polis di Locri. Essa era organizzata su una terrazza a gradoni posta ai piedi di un piccolo edificio di culto di forma quadrangolare intorno al quale venivano deposte le offerte di fedeli che omaggiavano la dea Persefone per ottenerne i benefici richiesti.
Nel santuario si recavano devoti tra cui giovani donne in procinto di matrimonio che offrivano pinakes con scene mitologiche e rituali di vita quotidiana ed altri doni, mentre i giovani consacravano le armi praticando anche riti misterici legati ai cicli della natura e della fertilità.
I Pinakes sono tavolette in terracotta realizzate a rilievo tramite matrici e decorate con colori dopo la cottura fondamentali per lo studio della religione greca coloniale e della produzione artigianale votiva.
Tra il 500 ed il 450 a.C. furono realizzati circa 200 tipi distinguibili in 10 gruppi tematici che riguardano la sfera di vita della donna ed i miti legati a Persefone:
Più diffusi sono:
1. Kore-Persefone rapita da Ade
2. Offerta a Persefone in trono (con o senza Ades) che riceve offerte da altri dei come Dioniso, Apollo, i Dioscuri, Ares, ………
3. Persefone su un carro trainata da Hermes con Dioniso con vesti orientali
4. Scene di vita quotidiana con fanciulle impegnate a vestirsi o deporre tessuti in mobili lignei
IL TEMPIO DI MARASÀ (AFRODITE?)
L’edificio sacro presenta tre fasi costruttive
1. la prima intorno al 600 a.C. con una cella allungata e un piccolo vestibolo (pronaos)
2. La seconda intorno alla al 510 a.C. quando la cella fu completata su entrambi i lati corti da un colonnato e fu rifatto il tetto.
3. La terza intorno al 530 a.C. con la ricostruzione in ordine ionico in calcare locale.
La cella presentava due colonne sulla fronte e sul retro. Il colonnato esterno era costituito da 17 colonne sui lati lunghi e 7 su quelli brevi. Il tempio era affiancato da altari dove si celebravano i riti sacri di cui quello più recente ancora ben visibile sul lato est.
I resti del tempio vennero utilizzati come materiali da costruzione nel 1800 per cui oggi è possibile leggere solo la pianta che era di m 43,7 x 17,28.
ALTRO TEMPIO DI MARASÀ (AREA SUD-EST VICINO PORTA DI AFRODITE).
In contrada Marasà nell’area sud-est lungo il circuito murario della città i Locresi edificarono verso il 510 a.C un tempietto dedicato alla dea Afrodite costituito da tre ambienti con base in calcare e muri dell’alzato in mattoni crudi. Al suo interno sono state trovate depositi votivi con ceramiche e ossa di animali carbonizzate. La funzione sacra è confermata busti di statuette femminili, colombre, cavalli e pinakes.
Intorno al 350 a.C. fu edificato sulla stessa area una lussuosa casa denominata CASA DEI LEONI (per i gocciolatoi a forma di leoni) che presenta due ingressi e 7 ambienti di cui alcuni resti di rifiniture con pareti intonacate, un grande cortile con atrio ed un ambiente bottega che si affacciava sulla strada. La casa è stata interpretata come un luogo sacro dedicato ad Adone il giovane amato da Afrodite.
TEMPIO DI ZEUS OLIMPIO – (CONTRADA MARAFIOTI)
Questo tempio fu edificato intorno al 500 a.C. Esso si trovava nel centro della città. L’edificio era in stile dorico esastilo (sei colonne frontali) con fondazioni in blocchi squadrati disposti a secco e colonne sormontate da capitelli dorici alte intorno ai 7 metri. L’assenza di acroteri o sculture frontonali rende difficile una ricostruzione della decorazione. Malgrado l’identificazione con il culto di Zeus non sia unanimemente accettata, in base alla posizione dominante nel centro della città ed alle notizie di un culto civico a lui dedicato potrebbe trattarsi del tempio principale della polis locrese, destinato al culto pubblico e ufficiale.
SANTUARIO DI ZEUS SAETTANTE
Il santuario di Zeus Saettante è posto fuori dalle mura della città nella zona nord-orientale. Esso è cosi chiamato per le migliaia di tavoletta raffiguranti Zeus nell’atto di scagliare un fulmine che qui sono state rinvenute. Del tempio restano solo alcuni tratti del muro esterno (temenos). L’area sacra è caratterizzata da 11 fosse votive di forma circolare di circa mt 2 di diametro x 0,50 di profondità, databili tra il V ed il III sec. a.C. All’interno oltre alle statuette di Zeus sono state trovate ceramiche legate al rito delle libagioni.
TESMOFORIE
Nei santuari dedicati a Demetra si svolgevano le feste autunnali delle Tesmophorie (Demetra portatrice). Le donne celebravano la dea dell’agricoltura con una festa da cui gli uomini erano esclusi. Per tre giorni esse stavano lontano dalla casa e dalla famiglia radunandosi nel santuario dove dormivano in tende e svolgevano rituali misteriosi attraverso digiuni ed offerte in modo da propiziare la fecondità della natura.
Questo culto è collegato al rapimento di Kore-Persefone figlia di Demetra da parte di Hades il dio dei morti. L’area del tempio ha evidenziato tracce di pratiche religiose legate ai culti agricoli con offerte, pozzi rituali e resti architettonici che documentano una continuità cultuale dal periodo arcaico al tardo antico.
Il Santuario di Demetra in Contrada Parapezza, inaugurato già in epoca arcaica, all’esterno delle mura nord orientali della città greca faceva parte di un complesso sacro che includeva anche un santuario di Zeus, la torre e la porta di Parapezza, collegati da un temenos esteso oltre le mura urbane L’area si trovava al limite tra città e campagna: la sua funzione era duplice — tutelare la fertilità agricola e rafforzare la coesione sociale urbana tramite i rituali di passaggio femminile
Frequentato inizialmente nella metà del VI secolo a.C. fino al IV secolo a.C., il santuario comprendeva un’ampia area recintata (témenos) con pozzi votivi e strutture sacre come un sacellum Nella fase successiva (IV–III secolo a.C.) fu ridotta a un piccolo recinto con altare e depositi votivi, dopo l’ampliamento delle mura cittadine e la costruzione della torre angolare
STOA AD U
Era uno spazio aperto porticato posto fuori le mura della città. Esso fu utilizzato tra il 600 a.C. ed il 290 a.C. circa quando fu abbandonato. La struttura presenta una pianta a forma di U con 10 vani per ogni lato in cui si dispongono sale per banchetti ed ambienti destinati ad ospitare i pellegrini dediti al culto di Afrodite e forse anche alla pratica della prostituzione sacra in onore della dea. Nell’area sono state rinvenute 370 fosse votive con offerte e doni dedicati alla dea.
IL CULTO DELLE ACQUE E LA FONTE CARUSO
La storia di Locri è caratterizzata dall’importanza delle sorgenti e dei corsi d’acqua.
L’antro sacro della Grotta Caruso era posto fuori le mura nella parte alta della polis.
Raggiunta l’età da marito le donne venivano ammesse a partecipare ai riti che si svolgevano all’interno di una grotta naturale decorata a scopi cultuali.
Dopo essere entrate nella grotta ed aver sceso 9 gradini le fanciulle, deposte le offerte sulla nuda terra, al suono di musiche rituali si immergevano nel bacino d’acqua per uscirne completamente purificate. Le tante statuette di figure femminili (pupe) sedute rappresentano il simbolo del passaggio da ninfa da fanciulla a sposa.
Oltre a questa grotta ve n’erano almeno altre 5 nei pressi di Locri ove si svolgevano questi riti.
CENTOCAMERE
Trattasi di un quartiere di Locri in cui sono state scoperte case, botteghe e laboratori per la produzione di ceramica Le case erano realizzate con muri in pietrame con legante di terra misto a laterizi mentre l’alzato dei muri era in mattoni crudi ed i tetti coperti da tegole con coppi semicircolari.
Il teatro fu realizzato dai Locresi intorno al 350 a.C. su un pendio naturale interno alle mura utilizzando blocchi di calcare locale facilmente estraibili da cave vicine.
La cavea presenta una forma a ferro di cavallo suddivisa da 6 cunei o blocchi dotati di 26 gradinate raggiungibili tramite 8 scalette. Esso presenta gli spazi dell’orchestra circolare riservata al coro, la scena preceduta dal palcoscenico rettangolare, cui si aggiungevano i due corridoi laterali per gli ingressi degli artisti. Modifiche furono realizzate in età romana con l’aggiunta di un velario e l’ampliamento della scena per permettere forse lo svolgimento di giochi gladiatori. Il suo uso cessò dal sec. IV d.C.
Monumenti e Musei da visitare
- Erari Locride: Stilo, Gerace, Gioiosa, MuSaBa, Villa di Casignana, villa di Bova marina.
Ente Gestore:
MIC. Direzione Regionale Musei della Calabria
Indirizzo:
c.da Marasà ss. 106, 89044, Locri (RC)
Contatti:
drm-cal.locri@cultura.gov.it
Tel.: 0964 390023; 334.6126386




