PARCO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI VIBO VALENTIA (VV)


Descrizione geografica:

Il Parco archeologico di Vibo Valentia è situato nella piana e rappresenta un esempio straordinario di architettura termale romana privata. Costruite tra il I e il II secolo d.C., probabilmente come parte di una villa padronale. L’ingresso principale si trovava sul versante nord, da cui si accedeva ad un atrio, probabilmente con un soffitto a volta, oggi non più esistente ma che doveva essere molto elegante, con rifiniture in marmo.
Il complesso termale comprendeva diversi ambienti disposti secondo il tipico percorso termale romano:
Atrio-Ginnasio: fungeva da ingresso e spogliatoio (apodyterium), con una superficie di circa 70 m².
Frigidarium: caratterizzato da una pianta rettangolare con volte a crociera e absidi semicircolari alle estremità comprendenti bacini d’acqua fredda e nicchie per statue di divinità.
Tepidarium: una sala di transizione con temperatura intermedia, priva di riscaldamento autonomo ma riscaldata indirettamente dagli ambienti adiacenti.
Calidaria: due ambienti riscaldati, ciascuno composto da una sala absidata più grande e una adiacente a pianta quadrata, entrambi dotati di praefurnium per il riscaldamento.
Laconicum: una sala per la sudorazione intensa, simile a una sauna, riscaldata tramite un sistema di ipocausto e intercapedini parietali.
Il sistema di riscaldamento utilizzava l’ipocausto, con aria calda che circolava sotto i pavimenti sospesi su piccoli pilastri (suspensurae) e attraverso tubuli termali nelle pareti, mantenendo temperature fino a 50°C. L’acqua veniva distribuita tramite un complesso sistema di canali.
Le terme furono costruite utilizzando l’opus testaceum, con mattoni bessali di forma quadrata (circa 20 cm per lato) e spessore tra 3,5 e 4 cm. Questa tecnica, tipica dell’Africa romana, rende il complesso unico nella penisola italiana.
Nel corso dei secoli, le terme subirono diverse trasformazioni dovuti dapprima a restauri e consolidamenti seguiti ad eventi sismici (III-IV secolo d.C.); mentre nel IV-V secolo d.C.: vi fu l’abbandono della funzione termale con la conversione in luogo di culto cristiano caratterizzati dalla costruzione di altari e dalla trasformazione di alcune vasche in sepolture.
Nonostante i secoli trascorsi, il complesso termale conserva ancora gran parte della sua struttura originale, con muri che raggiungono quasi l’altezza della copertura. Sono visibili gli elementi architettonici principali, come le volte a crociera, le absidi, i praefurnia e i sistemi di riscaldamento.

Altri beni culturali ed evidenze archeologiche del territorio di Curinga:

L’area di Curinga si presenta particolarmente ricca di testimonianze archeologiche dall’età preistorica fino all’età medievale e moderna.
Le indagini archeologiche condotte tra il 1974 e il 1977 da Albert J. Ammerman hanno portato alla luce, nella località Prato S. Irene di Curinga i resti di un insediamento neolitico databile tra la fine del VII e l’inizio del III millennio a.C. in cui sono state identificate circa 40 capanne a pianta rettangolare, con strutture lignee e pareti in graticcio intonacato, dotate di focolari. I reperti rinvenuti, tra cui ceramiche decorate e strumenti in ossidiana proveniente da Lipari, sono attribuibili alla cultura di Stentinello, tipica del Neolitico antico. Questi materiali sono attualmente conservati presso il Museo Archeologico Lametino e il Museo Pigorini di Roma.

Le fasi altomedievale e medievale sono attestate dagli imponenti resti del Monastero di S. Elia il vecchio in località Corda, la cui più antica menzione archivistica risalirebbe alla prima occupazione normanna e ad un discusso documento del 1062, mentre la prima attestazione certa del monastero, risale invece ad una bolla di Papa Alessandro VI Borgia del 1493. Nel 1632 il convento divenne struttura della Riforma carmelitana di Monte Santo, ma i monaci lo furono costretti ad abbandonarlo nel 1662 dopo i danni causati dal terremoto del 1659.
Il monastero è caratterizzato dai resti del Sancta Sanctorum, un vano a pianta quadrata chiuso da una cupola, la navata ed i resti dell’antico cenobio.
Nel 1991 una campagna di scavi ha messo in luce l’intera planimetria con 13 ambienti tra cui la cella del priore, l’ampio corridoio centrale, il cellare, la cappella di Sant’Elia con i resti di un altare, tracce di affreschi ed una epigrafe che recita «Signore, vieni in aiuto”.
La fase medievale ed il sistema difensivo di costa e delle vie interne è attestato da alcune torri tra cui : torre di mezza Praja, Forte di mezza Praja, Torre di Lacconia che documentano il controllo e lo sfruttamento del territorio anche in questa fase.

Monumenti e Musei da visitare

• Centro storico di Curinga
• Monastero di S. Elia il vecchio
• Chiesa Matrice di Sant’Andrea Apostolo
• Palazzo Bevoilacqua
• Platano più vecchio d’Italia

Ente Gestore: (beni sotto tutela MIC)

Contatti:

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Informazioni Utili

Apertura: sempre aperto
Biglietto ingresso: gratuito
Visite guidate: guide turistiche regionali
Servizi Didattici e Laboratori: no

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