Descrizione geografica:
Il castello è posto all’apice del colle su cui sorge L’abitato antico di Cosenza, alla confluenza del Busento nel Crati, in posizione di controllo dell’intero percorso vallivo.
Datazione:
– Insediamento castellare di epoca normanna (XI )
– Insediamento castellare di epoca sveva (XII – XIII)
– Aggiunte di età angiona (XIV-XV)
– Ristrutturazioni di età aragonese (XV)
– Ampliamenti di età viceregnale (XVI)
– aggiunte settecentesche a cura della Diocesi (XVIII).
– Ristrutturazioni di età Borbonica (XIX).
Dati storici:
Il castello fu fatto costruire da Federico II probabilmente a partire dal 1220, (Castra munitiones et Turres) sulle rovine di una preesistente roccaforte bizantino-normanna distrutta in seguito al terremoto del 1184. Le prime notizie relative al castello risalgono al 1239 anno in cui Federico II ordina ai Castellani di Val di Crati di provvedere all’armamento difensivo dei loro forti ed al Secretus di Messina, Maiore di Plancatone, di eseguire le debite opere atte a rafforzare e proteggere gli archi del castello, danneggiati a seguito del terremoto del 5 aprile 1230. Inoltre ordinava l’allestimento di un giardino nel cortile con la messa a dimora di rampicanti. In questi anni l’Imperatore fu più volte in visita a Cosenza cui concesse vari privilegi, tra i quali una delle sette grandi fiere generali del Regno.
Nel 1271, all’inizio dell’età angioina, il castello è retto da un castellano-carceriere privo di servientes.
Nel 1277 Cosenza è presente nell’elenco dei castelli demaniali calabresi.
Tra il 1279 ed il 1283 diversi documenti della cancelleria angioina riportano notizie in merito alle spese armamentarie ed al personale presenti nella rocca.
Al 1351 risalgono alcuni lavori di riparazione alle mura del castello e del vallo, oltre che di ristrutturazione a fini carcerari di alcuni ambienti della cittadella.
Interventi significativi, che attestano una ripresa del castello e della città dopo anni di generale depauperamento, si ebbero sotto il regno di Ladislao e della sorella Giovanna II, cui si debbono vari privilegi oltre alla riparazione della cinta muraria.
Questa fase continuò ancora con Luigi III, cui si deve l’erezione di due bastioni sul lato occidentale ed una generale opera di restauro e di abbellimento del maniero ai fini del suo adeguamento a residenza regia (1428-1434).
Nel 1441 il castello passò nelle mani degli Aragonesi che continuarono ad utilizzarlo anche come prigione.
Tra il 1451 ed il 1463 il castello fu teatro di aspre lotte tra i fedeli di Ferrante d’Aragona ed il ribelle Antonio Centelles, appoggiato dagli Angioini.
Tra il 1472 ed il 1476 fu oggetto di lavori straordinari di manutenzione tesi a migliorarne l’aspetto militare e strategico più che quello propriamente residenziale. Furono così ricostruiti il camminamento di ronda e la torre della piazza d’armi, venne rifatto un grande loggiato coperto (trabucho), la copertura di un salone, riparata una torre ed una cisterna, nonché ripresi i parmenti della vigna fuori il castello. I vari interventi edilizi aragonesi non apportarono però modifiche sostanziali al castello, di cui unica testimonianza rimangono l’insegna d’aragona scolpita sul portale maggiore est ed alcuni canali della cisterna.
Nel 1489, malgrado un’eroica resistenza, il castello, retto da Francesco Siscar, dovette cedere agli assalti francesi.
Nel 1503 ritroviamo comunque gli Spagnoli a guida della città con il castellano Loyse de Modarra, cui si devono alcuni lavori di ristrutturazione e di armamento degli spalti con nuove armi da fuoco.
Del 1540 è un documento con l’inventario di tutte le munizioni depositate nel forte, in cui si fa riferimento anche ad una fucina ivi impiantata.
Da un atto del 1543, in cui vi è l’assegnazione della castellania al De Fonseca, si ha notizia di alcune parti del castello (porte: “della cittadella”, “di mezzo”, torri: “dello monaco”, “turra mastra”, alcune “portas ferreas” ed una custodia o corpo di guardia).
Durante il conflitto franco-spagnolo il castello fu a lungo assediato e poi preso dai Francesi, prima di essere riconquistato.
Dal 1563 la carica di castellano diventa di esclusiva competenza regia. In un documento di quello stesso anno, atto a darci notizie sulla disposizione degli ambienti e su quanto in esso era contenuto, figurano un grande cortile esterno alla cittadella in cui sono un mulino ed un orologio, la cantina contenente decine di botti, una stalla, due stanze con derrate e dolii, la “torre mastra” adibita ad armeria, oltre ad utensili da lavoro e ceppi per i prigionieri.
Nel 1586 il castello fu privato della guarnigione conservando solo la funzione di carcere.
Del 1595 è il primo documento iconografico in cui il castello figura già privo dei piani superiori con il percorso antico ad ovest e le torri (ottagonale e quadra) merlate a coda di rondine.
Nel 1613 furono svolti alcuni lavori di restauro e di sostegno agli ambienti ed alle volte.
Nel 1638 il castello è notevolmente danneggiato da un grave terremoto.
Nel 1656 la torre ottagonale posta ovest, utilizzata come deposito di munizioni, fu distrutta in seguito ad un fulmine.
Nel 1709 viene nominato l’ultimo castellano.
Nel 1739 in seguito allo spostamento del carcere, il castello cade in stato d’abbandono.
Nel 1758 l’arcivescovo Capece Galeota ottiene da Carlo III l’autorizzazione a realizzarvi all’interno un seminario. I lavori comprendevano un grande chiostro in opera listata, nonché la grandiosa scala che conduceva ai piani superiori. In seguito, ad opera dell’arc. Francone fu realizzato l’ingresso monumentale tra le due torri quadre.
Nei primi dell’800 il castello, trasformato in caserma, appare di nuovo agibile e funzionante, grazie ad ingenti lavori di ristrutturazione iniziati dai Borboni e proseguiti poi da Bonaparte e da Murat.
Nel 1835 viene gravemente danneggiato da un terremoto, tanto che devono essere abbattute le murature dei piani superiori.
Nel 1848 a causa della necessità di nuove carceri furono svolti dei lavori atti a rendere agibili alcune stanze. Nello stesso anno, in seguito alla rivolta scoppiata contro i Borboni, il castello è sede del comitato locale degli insorti che provvede a munirlo di cannoni e proiettili, prima di essere ripreso dalle truppe regolari e di nuovo adibito a prigione.
Nel 1852 un nuovo terremoto causò gravi danni, in parte ristabiliti se il castello risulta in buone condizioni alla visita del re Ferdinando avvenuta lo stesso anno.
Nessuna funzione strategica sembra aver avuto il castello durante i moti del 1861.
Nel 1870 un nuovo terremoto ne danneggiò in modo grave le strutture, cui ne seguì nel 1905 un altro che causò il crollo dei saloni del primo piano e dei pilastri del chiostro.
Nel 1885 il castello fu acquistato dal comune per la cifra di £. 11.943,15.
Dopo anni di completo abbandono nel 1927 lo Stato concesse i fondi per alcuni piccoli lavori urgenti, come la copertura di alcune sale, in modo da salvare le strutture architettonicamente più interessanti.
Durante la fase bellica il castello servì di nuovo militarmente come postazione della contraerea. Attualmente, a seguito del completamento dei lavori di restauro il castello è fruibile, sebbene la gestione dei servizi didattici e turistici sia al momento in una fase di transizione con il Comune di Cosenza impegnato a garantire l’apertura al pubblico.
Aspetti Architettonici, artistici ed archeologici
Il castello si presenta costituito da una cittadella (o Piazza d’Armi (A), cui si accedeva da due ingressi, uno più importante sul lato est (C), l’altro di minori dimensioni sul lato opposto (D). Attualmente l’ingresso avviene sul lato nord tramite un’apertura (Y) realizzata nel XVIII secolo e sistemata meglio militarmente nel secolo successivo.
Nel cortile sono presenti una cisterna (E) ed alcuni allineamenti murari relativi a probabili ambienti. Sui lati sorgono due grandi torri di forma quadrata (I-U) disposte inizialmente su tre piani di cui uno adibito a cisterna sopraelevata (torre U).
L’accesso all’edificio si apre nel porticato settecentesco al centro del quale è la porta ricavata all’epoca, sormontata dallo stemma dell’arcivescovo Francone.
A seguire è il passaggio angioino (G) dalle volte ben conservate, da cui ci si immette nel grande salone svevo detto “del Ricevimento” (H) dotato del camino federiciano. Da qui si arriva, sul lato destro, alla sala della torre quadra di nord-ovest (I) detta “della regina Isabella”, e dotata come il salone di feritoie e scarichi(*). Ad est del passaggio angioino è una cisterna (K), più volte rimaneggiata, da alcuni fatta risalire ad epoca romana. Continuando lungo il settore orientale si accede tramite una porta ai resti del peristilio settecentesco (S) lungo il quale si aprono sei sale di età sveva (sala delle armi) di cui quattro utilizzate come carceri nell’ottocento (O), una (L), ben conservata, in cui sono visibili ancora la copertura a volta ed un vano di servizio (*) munito di feritoie, ed un’altra in cui è una cisterna otterranea (P). Da quest’ambiente si accedeva anche alla torre ottagonale (Q) dotata anch’essa di un apposito vano per i servizi (*) e di saettiere.
Chiudono il lato meridionale tre sale sveve dalle tipiche volte a crociera, cui la presenza di alcune monofore (sud e ovest) ed una gradinata d’accesso pseudo-monumentale ha fatto dare il nome di “Sala l Trono” (R). Nel cortile antistante gli ambienti della cosiddetta “Sala delle Armi” (L-O-P) sono ancora visibili i resti delle murature listate del seminario (XVIII sec.) abbattute nel 1964 (M), mentre ad ovest si accede ai due bastioni ottocenteschi impostati probabilmente su precedenti angioini (N).
Età sveva: volte a crociera dai costoloni (più spessi) impostati su capitelli decorati con classico motivo a fogliame frastagliato, su colonne di conci identiche a quelle di castel Ursino a Catania o di castel Maniace a Siracusa. Chiavi di volta costituita da un concio a sezione anulare rialzata, a rosone intagliato; apparecchiature delle monofore e camino simili ai tipi presenti a castel Maniace; capitelli simili ad esemplari presenti a Castel del Monte ed alla torre di Enna; scale a chiocciola disposte simmetricamente ai lati degli edifici; porte archiacute; segni di fabbrica dei lapicidi; ceramica invetriata, protomaiolica;
età angioina: chiavi di volta costituiti da semplice medaglione con i tre gigli d’Angiò; corridoio d’ingresso dalle strette volte archiacute sorrette da larghi costoloni poggianti su mensole dai capitelli decorati a gradi foglie longilinee ed in cui la chiave dell’arco è a sezione anulare rialzata e reca lo stemma con i gigli di Francia ed il rastrello del ramo dei Sicilia-Durazzo; lavori di restauro ed abbellimento; ceramica invetriata e graffita.
età aragonese e viceregnale: medaglione con stemma aragonese, ceramica invetriata, graffita, ingubbiata, maiolica rinascimentale età post-medievale: ceramica invetriata, maioliche settecentesche.
Ente Gestore:
Comune di Cosenza
Indirizzo:
Via Castello 20, 87100 Cosenza CS
Contatti:
Mail: sindaco@comune.cosenza.it




