Descrizione geografica:
Il castello sorge su uno sperone roccioso posto all’apice del terrazzo su cui estende il borgo.
L’area è difesa naturalmente rispetto alla valle sottostante attraversata dal fiume Neto.
Datazione:
– VII-IX sec. : castrum bizantino
– XI: Roberto il Guiscardo realizza un mastio-torre con la cinta difensiva
– XIII Federico II ordina il rafforzamento e restauro del castello
– XIII Carlo I d’Angiò provvede all’ampliamento e restauro del castello
– XIV fortezza fedele al potere angioino
– XV fortezza aragonese governata da capitani e feudatari
-XVI: Andrea Carafa ordina una ristrutturazione del Castello
– 1608. Feudo assegnato alla famiglia Ruffo
– 1650 feudo assegnato alla famiglia Sculco
-1687 feudo alla famigliai Grutther che abbelliscono il Castello con gli affreschi e le decorazioni del pittore Francesco Giordano.
– 1905 acquisto da parte del Comune di Santa Severina
Dati storici:
Le prime forme di sistemi di difesa sulla collina del castello risalgono all’età bizantina (sec. VI-VII) quando sono attestati capanne in legno e abitazioni rupestri disposte sul piano irregolare della rupe, protette lungo i margini nord e sud-est da cinte murarie e sui lati est ed ovest da profondi e scoscesi pendii.
L’uso dell’area come necropoli a partire dal IX secolo indica un cambiamento di frequentazione che insieme ai resti di una chiesetta potrebbe riferirsi alla presenza di una cittadella monastica.
Tale sistema difensivo con il relativo villaggio viene occupato e difeso sul finire del IX secolo dagli Arabi di cui restano tracce nella cultura materiale (brocche, vasi a filtro,).
Con la riconquista bizantina (885) il centro riprende vigore come attestano sia la costruzione della chiesa nota come il battistero, che di una chiesetta bizantina nei pressi della necropoli.
Con la conquista normanna si ha la costituzione di una rocca (castrum) posta a difesa ma anche a controllo degli abitanti. In questo periodo viene realizzato un mastio con torre quadrata e mura spesse che controlla un’area cinta da mura e difesa da torri lungo i margini della collina che terminano in un piccolo fossato.
All’interno della cinta sorgevano anche ambienti residenziali, casematte e la cappella palatina. Il castello è governato in questa fase da Abelardo, nipote di Roberto il Guiscardo, il quale a seguito di una rivolta lo sostituisce con un comes (compagno).
In età sveva il castello diviene “imperialis castris”, soggetto all’amministrazione di funzionari (magistri) ed al presidio di castellani (provisores) e di guarnigioni assoldate dall’Imperatore, mentre alla sua manutenzione devono concorrere tutti i feudatari vicini. Già prima del 1228 dovettero iniziare i lavori di rafforzamento con la costruzione di torri circolari che proteggono la cinta negli angoli posti a ridosso del pendio, mentre le mura sono dotate di merlature rettangolari e caditoie.
Anche in età Angioina sono attestati vari interventi di ampliamento del castello che diviene una delle piazzeforti più fedeli durante la guerra del Vespro contro gli Aragonesi. Il castello è anche teatro di importanti eventi quali l’assedio Federico II d’Aragona a seguito della rivolta di Antonio Centelles principe di Santa Severina che si arrese solo per mancanza d’acqua.
Un’altra fase di radicale rinnovamento delle sue strutture difensive si ebbe con l’infeudamento ad Andrea Carafa (1496-1526) che fece unire la città al castello con la costruzione di nuovi bastioni, tre baluardi, due fronti difensivi e la residenza feudale. Nel 1535 suo nipote Galeotto eresse al suo interno il “belvedere” e riorganizzò anche le mura cittadine in modo da sfruttare le opportunità difensive offerte dalla posizione naturale della città. Altre opere difensive vennero aggiunte dai successori Andrea II e Vespasiano.
Dopo i Carafa il castello passò ai Ruffo (1608) che ne curarono solo la manutenzione ordinaria, quindi fu venduto alla famiglia Sculco (1650). Nel 1687 venne acquistato dai Grutther che lo tennero fino al 1806. Nel sec. XX il castello è stato utilizzato come Liceo Ginnasio. Nel 1992 il castello è stato restaurato e dal 1998 è aperto al pubblico.
Aspetti Architettonici, artistici ed archeologici
– Fase bizantina VI-VII secc.: cinta difensiva con tratti murari che seguono il profilo della cittadella;
– Fase araba: sec. IX: nessuna traccia di strutture difensive
– Fase bizantina secc. IX-XI: piccola chiesa bizantina (m 5 x 10) con tracce di pavimentazione a mosaico con tessere bianche e grigie e pareti affrescate.
La chiesa doveva essere interamente affrescata e dipinta con schiere di figure panneggiate (santi ?), ma risulta tagliata dalla fondazione della torre normanna. Sempre a questa fase sono da attribuire circa dieci tombe del tipo antropomorfo scavate nel banco di calcare necropoli. Una cinta difensiva spessa mt 0,60 e alta circa 3,50 doveva includere sia gli edifici religiosi che quelli civili e pubblici presenti sulla collina.
– Fase normanna: una torre di forma quadrangolare che oblitera una chiesetta bizantina affrescata rappresenta il palatium realizzato dai Normanni sulla collina del castello. Essa presenta mura spesse 3 metri ed una struttura solida e ben realizzata di cui resta un alzato di circa 1 mt a causa dell’obliterazione dovuta alla costruzione di edifici svevo-angioini. Un altro edificio (area D amb. 14) riferibile a questa fase all’interno del quale è stato individuato l’impianto di produzione di una campana. La fase di Ruggero II è documentata dal rinvenimento di un affresco con santo a mezzo busto nei pressi dell’ingresso Campo e di alcuni ambienti sul lato est del mastio. La cinta difensiva normanna si sovrappone a quella bizantina sebbene con un maggiore spessore e con la presenza di merlature.
– Fase sveva: a questo periodo è attribuibile una fase importante di edificazione del castello che assume la tipica forma quadrangolare con torri circolari agli spigoli, insieme alla sopraelevazione della cinta difensiva merlata, tuttavia non è certo se in questa permane ancora l’uso della torre normanna e che quindi, il completamento del quadrilatero non avvenga nella fase angioina, quando pure sono attestati numerosi lavori di ristrutturazione.
– Fase aragonese: importanti restauri e rafforzamenti si ebbero in questa fase a seguito anche degli eventi bellici che videro il castello assediato prima da re Ladislao, poi da re Federico II d’Aragona con la costruzione di bastioni e l’adeguamento anche alle nuove tecniche di combattimento che vedono l’uso di punti di sparo con le armi da fuoco.
– Ricostruzione Carafa: i cambiamenti in questa fase furono notevoli sia nel rapporto con il borgo che risulta aggregato al castello tramite cortine murarie merlate che cingono il margine della collina, sia nell’organizzazione degli ambienti interni del mastio.
– Dopo i Carafa il castello passò ai Ruffo (1608), quindi fu venduto alla famiglia Sculco (1650). Nel 1687 venne acquistato dai Grutter che lo tennero fino al 1806.
• Feudo Sculco: a questa fase va riportata la realizzazione della Porta Nuova che permetteva di accedere dal castello alla piazza Campo con il risultato che la struttura perde la sua funzione militare per acquisire per la prima volta quella di dimora gentilizia.
• Restauro Grutther: a questa famiglia bisogna attribuire la sistemazione definitiva del piano nobile che oggi ammiriamo e che probabilmente fu utilizzato, almeno periodicamente, come residenza. Essi modificarono i vani, ricavandone sale e saloni che coprirono con volte che fecero decorare con raffigurazioni pittoriche riportate dai recenti restauri all’antico splendore, e con mobili di gran pregio dei quali purtroppo nulla è rimasto.
Nel castello sono presenti anche le seguenti mostre ed allestimenti didattici:
Musei:
• Museo archeologico della Valle del Neto” – MIC
• MACSS – Museo d’arte contemporanea di Santa Severina
• Centro Documentazione Studi Castelli e Fortificazioni Calabresi
• Museo del Costume storico – Comune di Santa Severina e Liceo Classico S. Severina
Mostre:
• “La Tortura medievale: strumenti e metodi”
• “Templaris: recte scire, recte agere”
Sezione didattica:
• Laboratorio di scavo simulato
• Laboratorio di ceramica e coroplastica
• Caccia al tesoro (gioco)
Accoglienza:
• Book shop espositivo con libri e gadget;
• Enoteca della Valle del Neto
• Sala convegni
• Sala proiezioni film
• Sala ricostruzioni 3d (in corso di realizzazione)
Monumenti e Musei da visitare
• Museo Diocesano (si veda scheda Musei n. 16)
• Museo Archeologico:
I materiali esposti sono nella maggior parte provenienti dal territorio della valle del Neto. Tra le forme, numerosi risultano i vasi per mescolare e versare (crateri, brocche) o per bere (skyphoi), mentre abbastanza diffusi nei corredi funerari sono i contenitori di oli ed unguenti profumati (lekythoi). La coroplastica è attestata da alcune eleganti statuette femminili del tipo “tanagrino” e da un’arula fittile.
Tra i materiali rinvenuti negli scavi del castello ed esposti si segnalano: una croce reliquiario in bronzo dorato, un frammento di polycandilon (lampadario) in bronzo, fibbie in bronzo, ceramiche acrome e dipinte, strumenti, utensili ed oggetti di ornamento in metallo ed in osso.
• Chiesa Cattedrale (di S. Anastasia): edificio metropolitano, eretto nella seconda metà del sec. XIII (aa. 1274-95), rimaneggiato nei secc. XVII-XIX con facciata rifatta nel 1705, con portale mediano ogivale, incluso in un’inquadratura barocca classicheggiante. Campanile a corpo avanzato, con portale archiacuto ducentesco. Interno a pianta basilicale a tre navate divise da pilastri quadrangolari in blocchi. Altare Maggiore marmoreo barocco policromo.
• Il Battistero (Oratorio di S. Giovanni Battista): l’edificio è considerato il più antico monumento bizantino in Calabria (sec. VIII o IX). Esso presenta una pianta a croce con coro centrale a pianta circolare, corridoio anulare, cupola ad ombrello con tamburo ottagonale, in laterizio e con cupolino cilindrico sorretto da 8 colonne granitiche di reimpiego. L’interno evidenzia capitelli con elementi ornamentali e tracce di affreschi bizantini.
• Chiesa di Santa Filomena: edificio d’impianto tipicamente bizantino, a pianta rettangolare risalente all’XI-XII sec. con abside semicircolare affiancata da due absidiole. Esterno con cupoletta cilindrico-conica, di gusto orientalizzante. Ingresso con due portali archiacuti decorati a rosoni con colonnine incassate.
• Chiesa dell’Addolorata: Vescovado vecchio che risaliva ad età prenormanna ed era a pianta basilicale, a tre navate.
• Chiesetta dell’Ospedale (nel quartiere Grecia): ruderi dell’Oratorio medievale, d’impronta tipicamente bizantina, ma ascrivibile ad età normanna (sec. XI-XII).
• Chiesetta di S. Lucia (o dell’Immacolata) Piccolo Oratorio di età normanna (sec. XII),
• Palazzo Arcivescovile: edificio trecentesco, sede dei vescovi metropolitani e oggi del Museo Diocesano.
• Chiesetta di S. Nicola (nel quartiere Grecia) Avanzi dell’Oratorio bizantino.
• Chiesa di S. Antonio: Edificio secentesco, annesso al Convento dei francescani Minori.
Ente Gestore: Soc. coop. Aristippo Touring Service
Indirizzo:
Piazza Campo, 88832 Santa Severina (KR)
Contatti:
Mail: info@aristippo.it
Tel: 339.4051632
Informazioni Utili
agosto: orario continuato: 9:30-21:00




