MUSEO DELLA CHIESA DI SAN FRANCESCO D’ASSISI DI GERACE (RC)


Storia del Museo:

La chiesa di San Francesco d’Assisi oggi fa parte dei Musei della Direzione Regionale Musei della Calabria, Essa in origine aveva annesso un convento cui era affiancata anche la Cappella di S. Maria de Jesu che faceva parte della Chiesa di San Lorenzo di cui rimangono un sarcofago romanico e i resti di due colonne gotiche ed il Chiostro che si è conservato integro.
La chiesa probabilmente nasce romanica, come la cattedrale, con titolatura dedicata a San Lorenzo, poi nella seconda metà del 1200 in seguito all’arrivo di una missione di frati Francescani la chiesa venne loro concessa dal vescovo e ammodernata in stile gotico arabeggiante, con le capriate interne come residuo romanico.
L’edificio monastico presenta una navata unica di forma rettangolare in stile gotico costruita in muratura mista di pietre e laterizi. La struttura è alleggerita dalle alte monofore a sesto acuto in conci di pietra che fungono da cortina muraria esterna. L’ingresso è caratterizzato da un portale ogivale in pietra locale, in cui gli archi a volta intagliati con fregi e motivi geometrici richiamano allo stile arabo-normanno del sec. XIII.
La struttura presenta un’ampia navata unica di forma rettangolare con il tetto a capriate e l’arco trionfale a sesto acuto, realizzato in blocchi squadrati e modanati.

L’interno conserva i resti di due altari (altare maggiore e altare di S. Antonio) dei tre realizzati nel 1600 con ricche intarsie intagliate sul marmo colorato e poi innestate, opera di maestranze del barocco calabrese. Particolarmente belli sono i due portalini dell’altare maggiore in cui compare il convento con il cortile interno, mentre a sinistra vi è una città cinta da mura.
Dietro l’altare vi è il sarcofago marmoreo di Niccolo Ruffo (1372) comandante angioino e poi principe di Scilla. Il pannello oltre alla Madonna delle Grazie protettrice del casato dei Ruffo presenta ai lari i santi Elena e Caterina d’Alessandria, San Pietro e San Paolo e all’esterno San Francesco d’Assisi con le stimmate e San Domenico, sorretto da tre angeli che rappresentano la fortezza, la giustizia e l’umiltà. Il campanile realizzato in glossi blocchi squadrati fu realizzato con vari interventi tra i secc. XV e XVII. Tra il 1806 e il 1897 la Chiesa fu utilizzata come carcere subendo gravi danni prima che i restauri iniziati nel 1951 ne recuperarono la bellezza antica.

Gerace: aspetti storici

Notizie storiche e fonti:
Il territorio di Gerace risulta frequentato sin dall’età preistorica come attestano vari ritrovamenti di industria litica lungo le colline che si affacciano sulla costa ionica.
In età protostorica il sito era abitato da popolazioni Sicule che vivevano sulla collina che dominava il corso del torrente Novito come provano i reperti ceramici e le tombe a grotticella artificiale scavate nella roccia nei pressi dell’abitato. Le fonti letterarie narrano che i Locresi sbarcarono dapprima al capo Zefirio fondando un primo nucleo di città e stipulando con i Siculi un patto di alleanza che prevedeva che ognuno rimanesse nel proprio territorio finché “avessero calpestato la stessa terra e portato la testa sulle spalle”. I Locresi, al momento del giuramento, nascosero sotto le vesti alcune teste d’aglio e misero un pò di terra dentro le calzature. Così poco dopo vennero meno al patto attaccando i Siculi e sottomettendoli con la fondazione di una nuova polis: Locri Epizephiri, mentre il territorio di Gerace fu pressoché abbandonato fino all’età altomedievale. Infatti intorno all’VIII sec. d.C. a causa della presenza della malaria lungo la costa e soprattutto delle incursioni di popolazioni arabe, i Locresi tornarono di nuovo ad abitare la collina di Gerace con lo scopo di meglio difendersi dagli attacchi di popoli invasori. Gerace divenne presto uno dei centri fortificati bizantini più importanti dell’Italia meridionale e sede di una turma con a capo un funzionario bizantino di alto livello (turmarca). La città bizantina divenne anche sede di un vescovo e luogo di riparo per i monaci fuggiti dalle persecuzioni in Oriente ed in Sicilia, che qui si ritirarono in alcune grotte per pregare dando vita alla prima struttura di quella che poi divenne la cattedrale normanna.
Con l’arrivo dei Normanni nel XI secolo, Gerace divenne una delle città più importanti della Calabria. La loro conquista non segnò una rottura con il passato bizantino, ma piuttosto una fusione di culture. I Normanni potenziarono la città fortificandola ulteriormente e sviluppandone il ruolo di diocesi.
La costruzione della Cattedrale di Santa Maria Assunta, iniziata nel 1085, fu uno degli eventi più significativi di questo periodo. La cattedrale è un capolavoro architettonico che unisce elementi romanici e bizantini, con una cripta particolarmente suggestiva, sostenuta da colonne provenienti da antichi templi greci e romani. È il simbolo della ricchezza e del prestigio che Gerace aveva raggiunto.
Con l’avvento degli Svevi e il regno di Federico II, Gerace continuò a prosperare. Federico II rafforzò le strutture difensive della città, tra cui il castello, posizionato in alto sulla collina che rappresentava un baluardo contro le incursioni esterne.
Durante la dominazione angioina e aragonese, malgrado le pesanti tasse imposte dai dominatori, Gerace mantenne il suo ruolo di centro egemone del territorio mantenendo il suo prestigio culturale e religioso, come testimoniano le numerose chiese costruite in questo periodo.
In seguito l’area fu colpita da pesanti calamità tra cui terremoti, pestilenze e carestie. Uno dei più gravi terremoti si verificò nel 1783 e danneggiò gravemente la città, causando il crollo di molte strutture, tra cui parte del castello e di alcuni edifici religiosi. Nonostante questi eventi, Gerace conservò il suo fascino medievale, ed è uno dei centri storici meglio preservati della Calabria.
Con l’unificazione d’Italia nel 1861 e lo sviluppo delle città costiere, come Locri, Gerace fu progressivamente abbandonata come centro abitato principale. Tuttavia, questa “marginalizzazione” ha permesso di conservare intatto il suo patrimonio storico, che oggi la caratterizza come uno dei Borghi più belli d’Italia e una meta ideale per il turismo culturale e naturalistico.

La chiesa di San Giovannello faceva parte, insieme alla chiesa di San Francesco ed a quella del Sacro Cuore del gruppo di chiese da cui deriva il nome di piazza delle Tre Chiese..
Essa fu costruita nel X secolo come edificio di culto del Monastero femminile di San Giovanni Crisostomo, distrutto poi da un terremoto. L’edificio presenta una pianta rettangolare ad aula unica di piccole dimensioni. La chiesa presenta un’abside semicircolare con monofora orientata ad est di stile bizantino. Le pareti laterali sono segnate da sei piccole monofore realizzate in blocchi di pietra, malta e laterizi. Gli ingressi sono uno sul lato nord ed uno sul lato ovest.
L’interno evidenzia un’abside semicircolare con due più piccole ricavate nello spessore del muro. In antico l’edificio era decorato con affreschi di cui restano poche tracce sulle pareti lunghe e nei pressi dell’abside.

La cattedrale di S. Maria Assunta di Gerace, costruita tra l’XI e il XII secolo, sorge sui resti di una chiesa bizantina risalente all’VIII-IX secolo. L’edificio si caratterizza per una pianta a croce latina con tre navate, scandite da un transetto absidato. La struttura, compatta e monumentale, è realizzata in pietra calcarea grigio chiaro e si distingue per due possenti absidi semicircolari che sporgono verso l’esterno.

All’interno, la chiesa è suddivisa in tre navate grazie a un doppio ordine di arcate, sostenute da dieci colonne per lato. Queste colonne, di diversa grandezza e colore, provengono da edifici classici della città di Locri, riutilizzate per l’occasione.

Il presbiterio ha una pianta quadrangolare ed è coperto da volte e da un imponente arco di trionfo. Al di sotto dell’edificio si trova una cripta, realizzata su antiche grotte eremitiche. Essa si estende fino a un oratorio bizantino con tre absidi, testimoniando l’esistenza di un luogo di culto più antico sotto l’attuale cattedrale.

La Chiesa del sacro Cuore è relativamente moderna rispetto ad altri edifici religiosi di Gerace. La sua costruzione risale al XIX secolo, un periodo in cui si avvertì la necessità di nuovi spazi per il culto, destinati alle esigenze di una popolazione in crescita e al rafforzamento della devozione al Sacro Cuore di Gesù.
L’architettura della Chiesa del Sacro Cuore si distingue per la semplicità delle forme e un’estetica sobria, in armonia con il contesto storico di Gerace. La facciata presenta linee pulite, con elementi decorativi moderati che riflettono lo stile neoclassico o eclettico, tipico delle chiese costruite in questo periodo. L’interno, anch’esso essenziale, è concepito per favorire la contemplazione e la preghiera.

Il castello normanno – svevo
Il castello di Gerace fu costruito in un periodo in cui l’Impero Bizantino era impegnato a mantenere il controllo delle regioni meridionali d’Italia dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente. La Calabria, in particolare, fu una zona strategica per il controllo delle rotte marittime nel Mar Ionio e per la difesa dalle incursioni longobarde, saracene e successive.
Gerace divenne uno dei capisaldi della strategia difensiva bizantina, insieme ad altre città fortificate come Rossano, Squillace e Tropea.
Le prime strutture fortificate sul sito del castello di Gerace erano essenzialmente murature in pietra locale, costruite per sfruttare la posizione naturalmente difensiva della roccia. Le torri bizantine probabilmente avevano una base quadrata o rettangolare, seguendo i modelli militari di Costantinopoli, con mura non particolarmente alte ma spesse per resistere agli arieti.
L’obiettivo principale del castello bizantino non era solo difensivo ma anche amministrativo visto che Gerace era uni dei centri amministrativi più importanti del Tema (regione) di Calabria e punto nodale del controllo sul territorio circostante.
Nel 1059, il Concilio di Melfi riconobbe Roberto il Guiscardo come Duca di Calabria e Sicilia. La conquista normanna della Calabria si concluse pochi anni dopo con la presa di Gerace.
La città e il castello divennero parte integrante del sistema feudale normanno. Roberto il Guiscardo e il fratello Ruggero I trasformarono il castello in una struttura più complessa e articolata, adeguata alle esigenze del nuovo ordine normanno.
I Normanni rafforzarono le mura e costruirono il mastio, una torre principale che fungeva da ultimo baluardo in caso di attacco. Questa torre centrale rappresentava il simbolo del potere feudale.
Furono aggiunti magazzini, stalle e una piccola cappella, oltre a una serie di cisterne per garantire l’approvvigionamento idrico durante gli assedi.
Le mura furono ampliate e rafforzate, includendo torri di avvistamento semicircolari o quadrangolari, che permettevano il controllo delle vie di accesso.
Gerace era un importante centro amministrativo, con il castello che fungeva da residenza del feudatario e da punto di coordinamento militare. Da qui si controllavano sia i traffici lungo la costa ionica sia le attività nell’entroterra montuoso.
Durante il regno di Federico II di Svevia, la Calabria fu oggetto di una sistematica riorganizzazione amministrativa e militare. Federico II rafforzò i castelli già esistenti e ne costruì di nuovi per consolidare il controllo sul territorio.
Il castello di Gerace fu ulteriormente fortificato: le mura furono rese più spesse, con l’aggiunta di nuove torri angolari e bastioni per resistere a eventuali attacchi.
Federico II utilizzò il castello di Gerace come centro amministrativo e giudiziario. La posizione strategica del castello consentiva di mantenere sotto controllo i baroni locali, spesso inclini alla ribellione.
Il castello era parte di una rete di fortificazioni che includeva altri castelli calabresi come quelli di Rocca Imperiale, Santa Severina e Crotone.
Con l’avvento degli Angioini, il castello di Gerace mantenne il suo ruolo strategico, ma subì modifiche per adattarsi alle nuove tecniche belliche, in particolare all’introduzione della polvere da sparo.
I bastioni furono rinforzati per resistere all’artiglieria, e furono costruite feritoie per cannoni e altre armi da fuoco.
Sotto gli Aragonesi Gerace divenne un presidio contro le incursioni ottomane e un punto di controllo contro eventuali rivolte locali. La fortezza fu ulteriormente potenziata con l’aggiunta di opere di difesa avanzate, come bastioni a scarpa e sistemi per la distribuzione dell’acqua all’interno della struttura.
Dal XVI secolo, il castello perse progressivamente la sua importanza strategica. L’unità politica del Regno di Napoli e l’introduzione di nuove tecnologie belliche resero obsolete molte delle sue caratteristiche difensive.
Il terremoto del 1783 devastò gran parte del castello, causandone il crollo di intere sezioni e segnandone l’inizio dell’abbandono.
Dopo il terremoto, alcune parti del castello furono smantellate e i materiali riutilizzati per la costruzione di abitazioni o altre opere nel borgo.
Oggi il castello è un rudere, ma conserva ancora tracce delle diverse fasi storiche che ha attraversato.
Mastio: La torre centrale, di cui restano solo alcune tracce, dominava l’intero complesso ed era utilizzata come residenza e ultimo rifugio.
Cisterne: Scavate nella roccia, queste strutture per la raccolta dell’acqua erano fondamentali per garantire l’autosufficienza durante gli assedi.
Bastioni e torri: I resti di torri angolari e bastioni testimoniano le diverse modifiche apportate nei secoli per adattare il castello alle esigenze difensive dell’epoca.

Monumenti e Musei da visitare

• Il Museo Diocesano di Locri – Gerace: si trova nel palazzo episcopale nei pressi delal cattedrale. Esso ospita una vasta gamma di oggetti sacri, tra cui: Argenteria liturgica, paramenti sacri, dipinti, sculture, codici e libri antichi disposti in varie sezioni in base alla classe di produzione cui si riferiscono.
• La chiesa di San Giovanni Crisostomo
• Il centro storico

Ente Gestore:
DRM Calabria e Comune di Gerace

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Informazioni Utili

Orari Museo S. Francesco: lunedì-domenica 09:00-18:00
Orari Museo di Gerace, Tel.: 0964 356323, invernale (indicativo): martedì – sabato: 9:30 – 12:45 e 15:00 – 17:00
estivo (indicativo), lunedì: 9:15 – 13:00 e 15:00 – 20:00; martedì – domenica: 9:15 – 13:00 e 15:00 – 20:00
Orari Museo Civico Archeologico “Salvatore Gemelli”, tel.: 0964 355009: apertura lunedì – domenica ore 09:00- 18:00
Biglietto intero 3,00 €, ridotto 2,00 €
Visite guidate: si; guide turistiche regionali (su prenotazione)
Servizi Didattici e Laboratori: no

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