Descrizione geografica:
Il centro storico di Rossano situato in posizione strategica su un costone montano che domina la piana di Sibari, oggi frazione del comune di Corigliano-Rossano, rappresenta uno degli esempi più significativi di urbanesimo altomedievale e bizantino della Calabria.
Storia e collezioni del museo diocesano di Rossano:
Il Museo Diocesano d’arte sacra è stato istituito nel 1952 nelle sale attigue al Duomo e risistemato nel 1977 da mons. Antonio Cantisani. Nel dicembre 2000 è stata inaugurata l’odierna sede del museo mentre nel 2015 in occasione del rientro del Codex Purpureus da un lungo restauro curato dall’Istituto Centrale per il Restauro di Roma, il museo è stato riorganizzato e dotato di nuove tecnologie espositive, diventando un modello di museo diocesano d’avanguardia.
Il museo presenta due sezioni di cui una dedicata al Codex Purpureus e l’altra alla storia della Diocesi di Rossano attraverso l’esposizione delle opere più rappresentative che ancora oggi si conservano. Entrambi i percorsi sono arricchiti dalla presenza di supporti e applicazioni multimediali, che permettono al visitatore di poter fruire di approfondimenti sul Codex e sulle altre opere d’arte presenti nel museo.
Il percorso espositivo del Museo Diocesano e del Codex di Rossano è arricchito da avanzati strumenti multimediali che favoriscono una fruizione coinvolgente e approfondita delle opere esposte. In ogni sala è presente un touch-screen interattivo che guida il visitatore alla scoperta delle principali opere d’arte, contestualizzandole all’interno del relativo arco cronologico e mettendole in relazione con il patrimonio artistico dell’intera diocesi.
Particolarmente rilevante è lo sfogliatore digitale collocato nella sala del Codex Purpureus Rossanensis: questo strumento consente di esplorare in alta definizione tutte le miniature del prezioso evangelario, rivelando dettagli iconografici finora inaccessibili all’occhio umano.
L’esperienza museale è inoltre arricchita da tre video-documentari dislocati lungo il percorso:
1. Un video introduttivo in cui il monaco Efrem accoglie il visitatore e presenta il museo.
2. Un documentario che ricostruisce la storia del Codex, il suo ritrovamento nella cattedrale e il suo restauro.
3. Un video dedicato al culto della Madonna Achiropita, che narra la tradizione legata all’icona bizantina venerata nella cattedrale.
Nei due percorsi si conservano numerose testimonianze storico-artistiche a testimonianza della committenza ecclesiastica e privata nel corso dei secoli.
L’elemento più importante dell’esposizione è il Codex purpureo, un prezioso Evangelario risalente al VI secolo proveniente da Cesarea di Palestina, importato a Rossano nel IX sec., dai monaci sfuggiti alla persecuzione iconoclasta. Il codice, che oggi si presenta mutilo, è costituito da 188 fogli di pergamena colore rosso porpora contenenti: l’intero vangelo di Matteo, quello di Marco fino al XIV versetto dell’ultimo capitolo e una parte della lettera di Eusebio da Cesarea. Il testo, in maiuscola biblica o scrittura greca onciale, è distribuito su due colonne di venti righe ciascuna, caratterizzate da inchiostro aureo, ed argenteo. L’evangelario è corredato da quattordici illustrazioni: dieci miniature rappresentano avvenimenti e parabole della vita di Cristo, e seguono uno schema fisso, costituito nella parte superiore da scene evangeliche, nella parte centrale dai profeti che srotolano le pergamene, contenenti profezie; le rimanenti, miniate a tutta pagina, presentano sia scene evangeliche sia temi diversi.
Nella sala 2 “tra antichità e medioevo” brilano uno specchio greco ddel sec. V a.C. da una tomba dell’area di Rossano, una iscrizione romana su marmo riutilizzata in età pst medievale come scultura tombale con la figura di San Paolo, un anello bronze con castone raffigurante una Madonna con Bambino (sec. XIII), oltre ad arredi sacri, tavole, mobili, pergamene, busti reliquiari, statue in legno e dipinti.
Dati storici:
Roscianum è attestata dalle fonti a partire dal II sec.d.C. quando risulta come una delle stazioni della via costiera ionica, citate nell’Itinerarium Provinciarum Antonimi Augusti. In effetti una frequentazione del suo territorio risulta già a partire dall’età protostorica (secc. IX-VIII a.C.), come attestano gli oggetti in bronzo (armi, utensili, oggetti di ornamento) rinvenuti in località Bùcita nei pressi dell’attuale centro storico. In seguito l’area fu sicuramente influenzata dalla vicina presenza di Sibari e di Thurii che favorirono la crescita dell’economia, come attestano i corredi funebri e gli oggetti di uso quotidiano relativi a probabili insediamenti agricoli. Tuttavia le tracce più interessanti, relative alla presenza di una serie di ville di grandi dimensioni poste lungo la via costiera (Ciminata, Toscano, Mascaro, Foresta, Solfara, Tornice) si hanno a partire dall’età romana imperiale, da cui anche il toponimo Roscianum, legato forse a possedimenti nella zona della famiglia dei Roscii.
In età altomedievale Ruskia viene citato da Procopio di Cesarea,2 come uno degli insediamenti fortificati cui i Bizantini si appoggiano nella guerra con i Goti di Totila (535 – 553 ). E’ probabile che in questa fase la città subentrò a Thurii quale sede della diocesi della piana Sibari.
In seguito, Rossano diventa una delle città bizantine più importanti, sede di uno stratego, del vescovado e centro di vita culturale e religiosa grazie alla massiccia e continua migrazione di monaci orientali. Segno importante di questa presenza è il “Codex Purpureus”, un evangeliario miniato realizzato in Asia minore intorno al VI sec. e arrivato poi in Italia al seguito dei monaci che fuggivano le persecuzioni dei Persiani prima e degli Arabi poi.
L’importanza acquisita dalla città in età bizantina e poi anche in età normanna, risulta dai monumenti (Duomo, San Marco, Santa Maria del Patir e grotte eremitiche) e in particolare dalla “Vita di S. Nilo” che rappresenta una fonte documentaria validissima per la conoscenza della Calabria di questo periodo.
Con i Normanni e gli Svevi la città mantenne un ruolo importante, segnato anche dall’elevazione alla dignità di arcidiocesi. In seguito, a partire dagli Angioini, Rossano fu attribuita in feudo a famiglie nobili romane che preferirono nominare degli amministratori tra la nobiltà locale, evitando di soggiornarvi.
Aspetti Architettonici, artistici ed archeologici
Cattedrale di Maria Santissima Achiropita di Rossano
Il duomo di Rossano sorge in età medievale su preesistenze bizantine mentre l’attuale struttura risale prevalentemente al XII secolo, con successivi rimaneggiamenti barocchi e restauri novecenteschi. L’interno, a tre navate, conserva un impianto romanico con influssi orientali, mentre la decorazione riflette fasi gotiche e barocche. Al suo interno si venera l’icona bizantina della Madonna Achiropita, immagine miracolosa “non dipinta da mano umana”, risalente al X secolo che rimanda al costume delle imperatrici bizantine, consolidando l’ipotesi di derivazione diretta da modelli orientalizzanti
Chiesa di San Marco: chiesetta bizantina, coeva alla Cattolica di Stilo, presenta una pianta a croce greca iscritta in un quadrato. Risalente alla metà del X secolo l’oratorio è stato modificato con l’aggiunta di un vestibolo di epoca successiva. La facciata orientale termina con tre absidi semicircolari decorate da tre finestre bifore.
Chiesa della Panaghia: la chiesa, dedicata a Maria Santissima “Tutta Santa”, fu edificata tra il X e l’XI secolo. Essa si distingue per la pianta a croce iscritta sormontata da una cupola centrale, tipica delle costruzioni religiose di matrice medio-orientale. L’edificio, di modeste dimensioni, presenta un paramento murario in pietrame misto e laterizi, con elementi decorativi sobri ma eleganti. All’interno conserva ancora parte della decorazione originaria, tra cui resti di affreschi bizantini, segno della persistente influenza culturale greco-orientale nell’area rossanese.
Chiesa Santa Maria del Patir: sorge su un altipiano a circa 600 metri d’altezza, dedicata a Santa Maria, Nuova Odigitria. Risalente agli inizi del XII secolo, quando la città era sotto la dominazione normanna, il Cenobio presenta caratteristiche stilistico-architettoniche tipiche dell’arte arabo-bizantina. All’esterno la costruzione in pietra è ravvivata da motivi di fiori stilizzati e a saetta, e colonne con capitelli decorati. Le absidi sono modulate da archetti ciechi ornati con tondi ispirati all’arte orientale. L’interno è diviso in tre navate, da archi a sesto acuto poggianti su colonne, la navata centrale con copertura lignea, è più alta delle laterali. L’arco trionfale centrale maggiore dei due laterali, apre la zona presbiteriale, tripartita e sopraelevata rispetto al resto della costruzione. Le pareti ad intonaco bianco, dovevano essere in origine interamente affrescate ed il pavimento decorato da ampi mosaici, di cui oggi rimangono importanti testimonianze in prossimità degli ingressi. La vasta area decorata presso la navata centrale è costituita da figure di animali mitologici (un liocorno, un centauro, un felino, un grifone) entro dei medaglioni realizzati con l’intreccio di elementi vegetali. La commissione degli splendidi mosaici viene ricondotta all’abate Blasio, sotto la cui reggenza vennero eseguiti, come testimonia l’iscrizione: Blasius venerabilis, Abbas hoc totum iussit fieri (1152). Nelle navate laterali persistono mosaici in Opus sectile raffiguranti motivi geometrici.
Monumenti e Musei da visitare
• Chiesa di Maria Santissima Achiropita (sec. XVIII)
• Chiesa di San Marco (sec. X)
• Chiesa della Panaghia (sec. XI)
• Chiesa del Patire (sec. XII)
• Chiesa di Santa Maria del Pilerio
• Grotte eremitiche di Calamo (n. 6)
• Chiesa di San Bernardino
• Museo della Liquirizia Amarelli
Ente Gestore:
Associazione Culturale”Insieme per Camminare”
Contatti:
Mail: info@museocodexrossano.it
Tel.: 0983.525263; 340.4759406
Informazioni Utili
invernale: (16/9-30/6): 9,30-12,30, pom. 15,00-18,00; festivi 10-12; 16-18; chiuso lunedì.
Biglietto ridotto per i residenti nel Comune e scolaresche 3,00€




