PARCO ARCHEOLOGICO DI CAPO COLONNA (KR)


Descrizione geografica:

Capo Colonna è uno dei luoghi simbolo della grecità d’Occidente; è uno dei siti archeologici più famosi della Calabria, ed anche uno dei santuari più importanti e meglio conosciuti della Magna Grecia. È situato sulla costa ionica della Calabria a circa 11 km a sud della città di Crotone sul promontorio di Capo Lacinio.

Datazione:

– VIII sec. a.C. luogo di culto italico e probabile emporion commerciale greco
– VII-III sec. a.C. santuario extraurbano di Hera Lacinia della colonia achea di Kroton
– II sec. a.C. – VI sec. d.C.: santuario con area urbana della colonia romana di Crotone
– XI- XXI sec.: santuario mariano

Dati storici:

La fondazione mitica del tempio, ripresa anche da Pitagora, ne attribuisce la costruzione a Ercole, altre fonti tra cui Appiano e Teodoro a Lacinio Principe di Corcira; altri ad Achille figlio di Teti che ne avrebbe donato il sito ed il bosco ad Hera così che si racconta che Menelao, costeggiando questi luoghi, aveva assistito alla celebrazione di un culto eroico con riti che ricordavano la morte di Achille, proprio sul promontorio del Lacinio, dove donne abbigliate a lutto piangevano il celebre eroe.
Il santuario era noto per la particolare posizione posta su un promontorio a 6 miglia da Kroton e visibile dal mare anche da molto lontano così che molti autori antichi (Dionisio d’Alicarnasso, Eustachio, Strabone, Tito Livio, Plinio, Valerio Massimo) ne celebrano la grandiosità e la bellezza. Tra questi Livio ricorda come presso il tempio vi era un bosco sacro dove pascolavano mandrie di buoi che a sera tornavano alle stalle, “mai minacciati da attacchi o furti che davano ai sacerdoti rendite enormi da cui fu realizzata una colonna d’oro”.
Nella mitologia greca Hera è la più importante tra le dee, moglie di Zeus e madre di dei ed eroi, essa è la protettrice principale della donna e di tutti gli aspetti della vita femminile: dal matrimonio alla procreazione, al parto, alla nutrizione della prole. Nel santuario di Capo Colonna essa è anche signora della natura, protettrice degli animali e dei naviganti. Hera lacinia è anche ricordata come liberatrice (eleuthèria), come indicano un cippo in calcare e tabelle di bronzo con dediche di ringraziamento.
La dea è anche nota come “colei che porta le armi” (hoplosmia), quindi avrebbe anche un aspetto guerriero, mentre da statuette di terracotta con le mani portate ai seni la ricordano come “nutrice dei bambini” (kourotrophos) e come colei che controlla i riti di passaggio dallo stato di fanciulla a quello di donna. Infine assai famose erano le feste annuali in onore della dea, che radunavano sul promontorio gli italioti venuti dalle varie città della Magna Grecia ed in particolare della Lega delle città Achee di cui il santuario era la sede istituzionale.
Durante le guerre puniche Annibale dedica qui delle tavole di bronzo che riportavano le sue gesta in territorio italico prima di saccheggiare il tesoro del tempio per pagarsi il noleggio delle navi che lo porteranno di nuovo a Cartagine.
In età romana l’area fu sede di una nuova colonia dedotta sul promontorio Lacinio 194 a.C. che, incrementando la popolazione, portò ad un migliore sfruttamento del territorio con la nascita di numerose ville-fattorie nei dintorni della città. Dalle fonti storiche sappiamo che le tegole marmoree del tempio furono prelevate in antico dal censore Q. Fulvius Flaccus, nel II secolo a.C., e che pur essendo state restituite, in seguito, non fu più possibile ricollocarle al loro posto, proprio a causa della complessità del sistema tecnico che i Romani non riuscirono a capire, al punto che poi vennero abbandonate nell’area limitrofa.
L’area dall’alto medioevo fu oggetto di spoliazioni di blocchi e colonne che aumentano notevolmente durante la costruzione del castello e del molo del porto di Crotone tra i sec. XV e XVII. La prima descrizione delle rovine del tempio di Hera Lacinia risale al sec. XVI e sono quelle contenute nella “Descrittione di tutta Italia” di Leandro Alberti che vide in piedi ancora molte colonne.
Molti viaggiatori stranieri del Grand Tour visitarono tra il XVIII e il XIX secolo l’area di capo Lacinio. Tra questi Riedesel, Saint-Non, Lenormand, Hutton e Gissins.

Aspetti Architettonici, artistici ed archeologici

Notizie storiche e archeologiche
Ritrovamenti avvenuti nell’area sacra datano alla fase precoloniale un primo luogo di culto in cui è stato individuato un limite sacro (horos) in calcarenite a forma di piramide tronca e di oggetti di bronzo databili alla prima metà dell’VIII secolo. E’ probabile si tratti un luogo già sacro per le popolazioni indigene in cui i Greci stabiliscono un emporion (luogo di scambio e di culto) in cui favorire la nascita di rapporti commerciali e politici.
Il Tempio B
Il tempio più antico è dato dall’edificio B posto nella parte sud dell’area sacra compresa nel temenos (recinto), lungo la via principale e poco distante dal tempio A. Il tempio presenta una pianta rettangolare (m 19,70 x 9,50) del tipo ad oikos (casa) arcaico con ingresso a Est. L’edificio ha evidenziato tre fasi segnate da modifiche e ristrutturazioni che vanno dal primo quarto del VI secolo a.C. fino al secondo venticinquennio del V sec. a.C. (599 – 475). In questa fase il limite sacro, il basamento quadrato in posizione decentrata rispetto all’asse mediano, viene usato forse come base per il simulacro della dea Hera o come supporto per una tavola per le offerte. Il momento più ricco ed importante dell’edificio è la seconda metà del VI secolo a.C., a questo periodo corrispondono le offerte votive più preziose e spettacolari trovate proprio nei pressi di un cippo (horos). L’elevato dell’edificio B doveva essere in mattoni crudi, paglia e legno, tutti materiali deperibili, di cui quindi non è rimasta traccia.
In connessione col rinnovamento del santuario, nei primi anni del V secolo a.C, che vede la costruzione del grande tempio A, si procede ad una ricostruzione dell’edificio sacro, forse a causa di un incendio. Vengono quindi riedificati tre lati: occidentale, meridionale, e orientale ed in quest’ultimo viene aperto l’ingresso con ampio utilizzo di calcarenite in blocchi. Si costruisce ora il basamento quadrato (m 3,10×2,60), per il simulacro, forse ligneo, della dea.
In età classica si procede al raddoppio del muro meridionale, ceduto, forse a causa di un terremoto, Il tetto viene ricoperto con tegole quadrate, la decorazione della parte superiore era a cassette e ad antefisse policrome, il pavimento era un solido battuto in calcarenite.
Un crollo, che è possibile datare intorno alla metà del V secolo a.C., chiude la vita dell’edificio B, seppellendolo con i suoi ricchi doni votivi. Le offerte (anathemata) coprono un arco cronologico che va dalla metà dell’VIII secolo a.C. fino alla metà del V secolo a.C. La maggior parte di esse era appesa alle pareti o attorno al basamento quadrato. Molti sono gli oggetti in metallo prezioso, in bronzo ed in terracotta, ritrovati un po’ dappertutto all’interno dell’edificio. Tra questi spiccano i bronzetti figurati, le patere ombelicate, i vasi miniaturistici, le terrecotte, una barchetta nuragica e soprattutto lo splendido diadema in lamina d’oro.

La strada sacra
La via sacra (C) (hiera odos) larga circa m 8,50 attraversava longitudinalmente il santuario da est ad ovest collegandolo con il bosco sacro e i punti di approdo nella zona sud-ovest del temenos (recinto sacro). Essa è stata scavata per un tratto lungo 58 metri negli anni 1980 a partire dal margine settentrionale dell’edificio B. La strada, risalente al V secolo a.C., si presenta con i margini delimitati da un cordolo di blocchi squadrati. Essa è stata individuata in prossimità del propileo monumentale di accesso realizzato in età romana, da dove, dopo aver costeggiato il portico a forma di L dell’edificio K (katagogion), giunge nell’area degli edifici di culto.
Le processioni dei fedeli dovevano entrare nel temenos attraverso la via sacra, per giungere poi nel cuore del santuario vicino all’edificio B ed al tempio di Hera, mentre ad est vi doveva essere uno spazio per l’accoglienza dei pellegrini a conclusione delle processioni legate alle grandi feste per il culto di Hera.

Il Tempio A
Il grande tempio dorico è la costruzione più importante del santuario e risale al V secolo a.C. Esso probabilmente si impianta su un precedente edificio del VI secolo a.C., di cui restano poche tracce.
A causa dei ripetuti saccheggi e spoliazioni oggi non rimane che una sola colonna, parte del basamento e delle fondazioni. La colonna è alta m 8,35 ed è composta da otto rocchi a venti scanalature piatte.
L’edificio presentava sei colonne sui lati corti, era quindi esastilo, periptero, di cui la colonna superstite, era la penultima verso Nord, e 15 sui lati lunghi. Le dimensioni generali dovevano essere di circa 57 metri di lunghezza e 22 metri di larghezza. L’accesso era ad Est.
Ricca e fastosa doveva essere la sua decorazione marmorea. La testa femminile di marmo, rinvenuta negli anni ’70, apparteneva probabilmente al frontone, come pure altri frammenti ritrovati fortuitamente nell’area del tempio. Tutte le tegole ed i coppi erano di marmo greco e insulare, prodotte a mano singolarmente.
In età romana il grande santuario con il tempio risulta compreso all’interno del più ampio impianto abitativo che si insedia sul promontorio e che è delimitato dalla poderosa cinta muraria in opera reticolata. Tale rimarrà fino al suo abbandono in epoca post-bizantina.

La colonna superstite:
La colonna è alta complessivamente m 8,35 e presenta un fusto con venti scanalature piatte composto da otto rocchi sovrapposti (diametro inferiore m 1,68 e diametro superiore m 1,29). E’ scolpita, come i blocchi del basamento, nella locale calcarenite conchiglifera ed era la penultima verso Nord delle sei colonne della fronte orientale, che nei templi greci era la facciata principale.
Gli edifici annessi al santuario
A Sud e a Nord della strada sacra sono disposti l’edificio H e quello K, cioè: l’ hestiatorion ed il katagogion.
Si tratta di edifici caratterizzati da un cortile interno porticato su cui si aprivano una serie di ambienti, destinati a ricevere e ad alloggiare i pellegrini che giungevano al santuario con incarichi ufficiali. Il primo era destinato ai banchetti, il secondo all’ospitalità.
L’impianto dei due edifici risale al IV secolo a.C. in un periodo di generale rinnovamento dell’area sacra, legato ad una riorganizzazione che coinvolse la stessa città di Crotone.
L’edificio H o hestiatorion, presenta una pianta quasi quadrata (m 26,30 x 29) con cortile porticato al centro su cui si aprivano 14 vani, anch’essi quadrati e tutti della stessa misura (m 4,74 x 4,75), che facevano parte del rituale e delle feste religiose di Hera. Essi potevano contenere sette letti (klinai) per banchetto secondo un preciso calcolo. Queste klinai erano disposte tutt’intorno, cominciando da destra della porta con una sola kline, il posto d’onore, e poi su ogni lato due klinai . Su di esse venivano consumati i pasti, alla maniera greca, in posizione distesa, con il torso leggermente sollevato appoggiato sul braccio sinistro.
L’edificio K o katagogion si affaccia a Nord della via sacra e presenta una pianta rettangolare (m 34 x 38). Esso rappresenta probabilmente un edificio per l’accoglienza che doveva forse ospitare degnamente le delegazioni giunte per i giochi e le feste.
L’abitato romano
Grazie all’intensificarsi delle ricerche tra il 1987 e i 2003 è stato possibile definire la fisionomia della colonia romana sorta nel santuario di Hera Lacinia a partire dal primo quarto del II secolo a.C. per controllare meglio le rotte navali da e per l’Adriatico.
L’abitato aveva una maglia urbanistica regolare con tre grandi strade Est-Ovest larghe m 8,50 alle quali si intersecavano perpendicolarmente vie minori larghe m 2,40 ed una sola larga poco più di 4 metri, formando isolati rettangolari, che risparmiavano il settore del tempio di Hera e le sue immediate pertinenze. Gli isolati vennero occupati gradualmente dal II secolo a.C. fino al I d.C. da edifici diversi, sia privati, come case (domus) e botteghe, che pubblici, come per esempio le terme.
La fornace
Tra la fine del II e l’inizio del III secolo d.C. in uno degli ambienti della grande domus situata lungo il margine settentrionale del promontorio viene costruita una fornace per laterizi. Essa presenta una pianta rettangolare (m 3,65 x 2,42) con apertura sul lato occidentale in corrispondenza del praefurnium..

L’edificio termale (balneum)
Scoperto da Paolo Orsi nel 1910 e poi rimesso in luce nel 2003. Esso presenta almeno due fasi iniziali con ambienti in opera quadrata di cui non è chiara la funzione. Successivamente la struttura fu ripresa ed ampliata per ricavarne un balneum.
Il complesso è costituito da un insieme di ambienti con una precisa destinazione d’uso: il laconicum per i bagni di sudore, il praefurnium dove veniva riscaldata l’acqua della vasca per il bagno caldo (solium), che avveniva nel calidarium. Sono visibili i resti del pavimento in opus spicatum poggiato sul sottostante hypocaustum che permetteva il riscaldamento dell’ambiente.
Per quanto riguarda la decorazione del balneum, in uno degli ambienti principali è conservato un bel pavimento in cocciopesto con emblema centrale. Mosaici a motivo geometrico (fasce bianche e nere alternate a decorazioni a meandro prospettico e onda corrente) incorniciano la decorazione centrale di forma romboidale recante una scacchiera nera e verde con quattro delfini agli angoli. Sulla fascia bianca più ampia è riportata l’iscrizione a lettere nere dei magistrati che ne avevano curato l’opera.
Ad un certo momento l’edificio cambiò completamente funzione in quanto vennero rialzati tutti i livelli pavimentali con terra battuta, seppellendo le vasche per i bagni.

MUSEO ARCHEOLOGICO DEL PARCO DI CAPO COLONNA
Il Museo costruito nel 2001 presenta i reperti i reperti più recenti scoperti a Capo Colonna.
Il percorso espositivo si snoda attraverso tre sezioni, caratterizzate da colori differenti: verde, viola e azzurro, che corrispondono simbolicamente alla terra, al sacro e al mare.
La prima sezione (verde) è dedicata alla scoperta della colonia romana che si sviluppò nell’area del santuario dal 194 a.C al I secolo d.C.
Le vetrine espongono i materiali provenienti dalle abitazioni, sia da quelle patrizie ricche e sontuose che da quelle plebee più modeste, offrendo attraverso le diverse classi ceramiche ed i vari oggetti, uno spaccato di vita quotidiana. Tra le ultime scoperte è da segnalare il tesoretto di monete d’oro bizantine da Punta Scifo, che ricorda le vicende della guerra greco-gotica (VI secolo d.C), ma anche le innumerevoli ricchezze transitate dal Lacinio, dal periodo greco fino alla tarda antichità.
La seconda sezione (viola) accoglie i rinvenimenti del santuario e si apre con il cippo dedicato ad Hera Eleutheria (“che scioglie i vincoli e libera”) con l’iscrizione in alfabeto acheo.
Seguono poi frammenti architettonici e parti di statue di marmo, oltre ai preziosi ex-voto in ceramica e metallo. E’ stato riproposto uno spaccato della copertura marmorea del tetto del tempio A nell’ambito di un percorso che accoglie anche terrecotte architettoniche, gronde leonine, appartenenti ad altri edifici del santuario ancora solo parzialmente esplorati.
L’ultima sezione (blu), offre al visitatore il patrimonio di oggetti e di dati che il mare ha restituito. Importanti testimonianze delle rotte e dei traffici commerciali che interessarono la costa di Crotone.
Le ricerche subacquee, iniziate già con Paolo Orsi, che nel 1915 recupera un carico di marmi nella baia di Scifo, hanno avuto grande impulso negli ultimi venti anni, permettendo il recupero di numerosi relitti, soprattutto di età romana, carichi di marmi pregiati lavorati e in blocchi ( immagini ), ma anche di navi del periodo greco che trasportavano vino e ceramiche di vario tipo.

CHIESETTA DELLA VERGINE DI CAPO COLONNA
La chiesetta ottocentesca della Vergine di Capo Colonna nel suo primo impianto risale all’XI secolo, quando già accoglieva l’immagine della Vergine, il cui culto si diffuse soprattutto a partire dal XVI secolo. Si tratta di una raffigurazione su una tavola rivestita in lamina d’argento, bizantineggiante, che secondo la tradizione sarebbe stata portata qui dall’Oriente e venerata per tutta una serie di miracoli.
Secondo il cronista Basoino, in una notte dell’anno 1519, nel pieno di una furiosa tempesta apparve sopra la chiesa del Capo “un lume ammirabile più lustrante di un raggio di sole” nel mezzo del quale si vedeva una donna con un bambino in braccio. La mattina seguente i contadini del luogo si recarono a venerarla.
Si racconta inoltre che nel giugno dello stesso anno due galee di Turchi approdarono sulla costa e saccheggiarono la chiesa dando a fuoco l’immagine della Vergine, che però non bruciò, anzi, emise bagliori luminosi più potenti. Infine, il dipinto, gettato in mare, fu ritrovato da un contadino sulla spiaggia nei pressi della chiesetta.
L’immagine assunse così sempre più la fama di essere sacra e miracolosa e nei secoli successivi fu invocata spesso per la grazia della pioggia; per la salute fisica in caso di pestilenze; per la protezione da eventi catastrofici come tempeste e terremoti e per la protezione dai nemici visibili, come i banditi o i Turchi, ed invisibili, nel senso di demoni.
Attualmente essa è conservata in un’apposita cappella del Duomo di Crotone, ma una volta all’anno (nella seconda decade di maggio) essa ritorna nella sua sede originaria con una suggestiva processione.

Monumenti e Musei da visitare

Museo Nazionale Archeologico di Crotone: presenta reperti dall’età preistorica all’età medievale relativi al territorio di Crotone tra cui importanti reperti di età greca fra cui anche il diadema aureo di Hera Lacinia e ceramiche e coroplastiche provenienti dal tempio di Hera Lacinia. (vedi scheda Castelli 15)
Museo Provinciale d’Arte Contemporanea – MAC di Crotone: contiene opere di Rotella, Giuseppe Uncini, Hidetoshi Nagasawa, Vettor Pisani, Bruno Ceccobelli, Nino Longobardi, Claudio Verna e altri. Il Museo è anche sede di mostre temporanee, convegni di pittura e di fotografia.
Castello aragonese di Carlo V (vedi scheda Musei 17)
Cattedrale – basilica di S. Maria Assunta (duomo) Il duomo di Crotone, risale all’impianto originario del IX secolo. Riedificato nel XV secolo con materiali provenienti dal tempio di Hera Lacinia. La struttura presenta una facciata in stile neoclassico su cui si aprono tre portali, affiancati da un imponente campanile. L’interno, diviso in tre navate sorrette da pilastri, ospita pregevoli opere d’arte: l’icona della Madonna di Capocolonna, un fonte battesimale in pietra con base zoomorfa del XIII secolo, un seicentesco coro ligneo, due busti lignei raffiguranti san Gennaro e san Dionigi, entrambi del XVII secolo, un crocifisso in terracotta e un pulpito marmoreo.
• Antistante è la Chiesa dell’Immacolata, la cui edificazione ebbe luogo nel 1554 e ampliata successivamente nel 1738. All’interno presenta una sola navata ed è decorata da un portale con fregi di epoca barocca.
• la Chiesa e Convento di S. Chiara, con impianto di fine ‘400 ma ricostruita nel ‘700. Segnaliamo all’interno la bellissima pavimentazione in maiolica napoletana, e il prezioso organo ligneo del 1753.
Piazza Pitagora, è la più importante di Crotone, e centro di incontro per i cittadini. Circondata da portici costruiti nella seconda metà dell’800, si erge sull’altura del colle Cavaliere.
• Proseguendo verso Via Risorgimento troviamo il Palazzo Gallucci, costruito a fine ‘800. Non lontano vi è la settecentesca Chiesa di S. Giuseppe impreziosita da stucchi

Ente Gestore:
Parchi Archeologici di Crotone e Sibari

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Informazioni Utili

Apertura: da martedì a domenica ore 09:00- 19:00
Biglietto ingresso: gratuito
Visite guidate: si; guide turistiche regionali (su prenotazione)
Servizi Didattici e Laboratori: si

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