PARCO ARCHEOLOGICO di BLANDA – TORTORA (CS)


Descrizione geografica:

Il Parco Archeologico di Blanda occupa l’intero pianoro collinare del Palècastro posto tra dell’abitato moderno di Tortora Marina, sorto negli anni cinquanta del 1900 lungo la costa tirrenica della Calabria settentrionale e il borgo storico di Tortora (CS).

Datazione:

– Frequentazione di età preistorica (Paleolitico, Bronzo Antico e Bronzo Medio)
– Fase Enotra (metà VI – inizi V sec. a.C.)
– Fase Lucana (secc. V-III a.C.);
– Fase romana (dal 214 a. C. al sec. V d.C.)
– Frequentazione di età altomedievale e medievale dell’area di San Brancato (sec. VI-XIII d. C.)

Dati storici:

Le indagini stratigrafiche promosse dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria nel settennio 1990-1997 sul pianoro del Palecastro (Fig. 1) e nelle aree collinari immediatamente a ridosso dello stesso, hanno permesso di riportare alla luce le strutture della città lucana di Blanda che in seguito divenne municipio romano.
I resti archeologici consentono di ricostruire le vicende della città dalla sua prima occupazione, di epoca tardo-arcaica (metà del VI secolo a.C.) dovuta ad un gruppo di Enotri stanziatisi sui pianori costieri alla foce del fiume Noce.
A questa prima attestazione antropica, documentata da numerosissime sepolture, seguì, nella seconda metà del V secolo a.C., l’arrivo e l’occupazione del Palecastro da parte dei Lucani.
Solo nel corso della guerra annibalica (214 a.C. circa) l’insediamento urbano di Blanda passò ai romani come civitas foederata. Dopo esser diventata, tra il 90 e il 50 a.C. municipium, l’insediamento di Blanda Julia si sviluppa urbanisticamente secondo la prassi architettonica delle città romane: un foro con il capitolium, una serie di domus organizzate intorno ad un cortile centrale e affacciate su assi viari rettilinei.

Dopo diverse fasi di distruzione a causa di eventi naturali e antropici avvenuti in epoca romana imperiale, l’abbandono definitivo del sito si deve far risalire ai primi decenni del V secolo d.C.
La distruzione e il successivo abbandono del Palecastro non determinò comunque la disgregazione della comunità Blandana che, come dimostrano i vari documenti letterari, epigrafici e archeologici, continuò ad esistere sin oltre il VII sec. d.C.. Il compito di riorganizzare la comunità in aree più sicure e interne del territorio, come dimostrano i dati archeologici e toponomastici, dovette toccare proprio alla Chiesa che assurge a nuovo polo di aggregazione della comunità.
Un edificio ecclesiale è stato, infatti riportato alla luce in loc. San Brancato, un ampio terrazzo marino posto poco a nord del pianoro del Palecastro. La struttura, conservata a livello di fondazione, presenta una pianta centrale con triconco e nartece. All’interno del triconco, con abside centrale orientata ad Est, come all’interno del nartece e all’esterno della struttura, sono emerse circa venti sepolture inquadrabili cronologicamente, per tipologia e corredi, al VI-VII secolo. Sempre nell’area di San Brancato segnaliamo la presenza di un piccolo riparo naturale aperto sulla parete rocciosa del pianoro che degrada, a Est, sul corso della Fiumarella di Tortora. Le indagini archeologiche eseguite nella cavità hanno restituito tracce relative all’Età del Bronzo.

Bisogna segnalare, inoltre, che nel territorio Comunale, sono presenti altri due importanti siti di interesse preistorico: il sito del Rosaneto con testimonianze risalenti al Paleolitico inferiore (2.500 mila – 130 mila a.C. circa) e il sito di Torre Nave riferito al Paleolitico medio e superiore (130 mila – 8.500 a.C. circa). Lungo il corso del torrente Fiumarella la piccola Grotta della Fiumarella ha restituito, invece, tracce antropiche riferibili al Bronzo Antico e Bronzo Medio (2300-1770 a.C – 1700-1350 a.C.) Alle estreme propaggini del rilievo collinare, in loc. Pergolo, si collocano i resti del mausoleo (Fig. 5) del duoviro Marco Arrio Clymeno, magistrato supremo della colonia. Si tratta di una monumentale sepoltura a base circolare costruita sulla tomba del magistrato.
Il centro storico ospita, all’interno del rinascimentale Palazzo Casapesenna, il Museo di Blanda, in cui è possibile ammirare i reperti archeologici riportati alla luce dalle diverse indagini archeologiche condotte, dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria, nell’ultimo decennio.

Aspetti Architettonici, artistici ed archeologici

Il sito di Blanda sul Palècastro di Tortora, con le fasi enotrio-indigene, lucane e romane tra VI sec. a.C. e sino al VI sec. d.C., rappresenta, uno dei più importanti insediamenti e palinsesti archeologici della Calabria per livello di indagine, storia dell’insediamento ma anche per il mirabile connubio tra istituzioni (Università di Messina, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, Comune di Tortora) che ne fa ormai un modello virtuoso di riferimento.
Gli scavi archeologici che hanno interessato negli anni il territorio hanno portando alla luce testimonianze di insediamenti umani preistorici ma soprattutto i resti dell’antica città di Blanda Julia, tuttora esposti nel museo archeologico. Si è appena conclusa la terza campagna di indagini archeologiche nel Foro di Blanda, cinque settimane di scavo sul colle del Palècastro. Dalla fine di maggio il sito di Blanda è stato indagato dal dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina, concessionario per conto del Mibact, sotto la direzione scientifica del professore Fabrizio Mollo. Lo scavo ha visto la partecipazione di oltre quaranta ricercatori (studenti, laureati, specializzati e specializzandi) provenienti dalle Università di Messina, ma anche dall’Unical e da altri atenei italiani.
Le indagini hanno riguardato anche per quest’anno l’area del Foro della città romana, con una serie di saggi effettuati per cercare di meglio definire e completare gli interventi effettuati nel 2016 e nel 2017. Sono stati indagati soprattutto i settori nord del Foro stesso, dove sono state intercettate le botteghe che si dispongono intorno ad una porticus triplex, un grande portico coperto, di cui si è individuato un poderoso ed ampio crollo del tetto.

Il Museo Archeologico di Blanda rappresenta un luogo centrale per conoscere la storia locale, con una collezione che spazia dall’epoca preistorica all’età romana.

Esso si trova nel centro storico di Tortora. Le esposizioni riguardano strumenti in pietra e ceramiche appartenenti alle popolazioni indigene che abitavano l’area prima dell’arrivo dei Greci. Per l’età italico-ellenistica sono presenti manufatti legati alla civiltà lucana che nel IV secolo controllava questa parte della regione.

Per l’età romana gran parte del museo è dedicata ai reperti di Blanda Julia, come ceramiche, monete, statue, iscrizioni e frammenti architettonici, che testimoniano il periodo di massimo splendore della città.

Monumenti e Musei da visitare

• Museo archeologico di Blanda
• Centro storico con gli innumerevoli e caratteristici vicoli;
• La chiesa matrice di San Pietro Apostolo, ubicata nella zona detta “Julitta” (Centro storico), edificata nel XIV sec. e rinnovata a metà del XVIII secolo e nel 1906.
• Il Palazzo baronale dei Principi di Casa Pesenna (Centro storico), antica residenza dei vari feudatari del borgo, più volte rimaneggiato nel corso dei secoli.
• La chiesetta delle Anime del Purgatorio, in p.za Dante (Centro storico), con il suo enigmatico portale.
• La chiesa e le pertinenti strutture dell’antico monastero della SS. Annunziata, edificato extra moenia in località “Capo le scale” (Centro storico) tra il 1577 e il 1628.
• Il Museo Archeologico di Blanda – “G. F. La Torre” (Centro storico), in cui si possono ammirare un’ampia collezione di reperti archeologici rinvenuti nel territorio tortorese.

Ente Gestore:
Comune di Tortora (CS)

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Informazioni Utili

Apertura: lunedì 16-20, martedì – 09-13, mercoledì chiuso, giovedì 09-13, venerdì 09-13, sabato chiuso, domenica chiuso
-Biglietto ingresso: gratuito
Visite guidate: su prenotazione e Guide Turistiche e naturalistiche regionali.
Servizi Didattici e Laboratori: no

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