PARCO ARCHEOLOGICO E MUSEO NAZIONALE DI SIBARI (CS)


Il Parco Archeologico di Sibari

si trova nella Piana di Sibari, nel territorio di Cassano allo Ionio, lungo la costa ionica della Calabria. È un’area archeologica unica perché conserva, sovrapposte tra loro, le tracce di tre antiche città: la greca Sybaris, la panellenica Thurii e la romana Copia. Questa stratificazione rende il sito particolarmente attraente per i visitatori, che possono esplorare un paesaggio in continua scoperta, tra strade antiche, quartieri abitativi e resti di edifici pubblici riportati gradualmente alla luce. A completare l’esperienza c’è il Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide, che raccoglie i reperti più significativi e permette di comprendere meglio la storia e la vita quotidiana dell’antica città.

STORIA
Sybaris fondata secondo alcuni storici nel 720 a.C. secondo altri nel 709-708 a.C. dagli Achei, probabilmente con abitanti di Trezene. Secondo fonti greche e latine sorgeva tra i fiumi Crathis (identificato con l’attuale Crati) e Sybaris (per i più l’odierno Coscile). La città concesse la cittadinanza a quanti la chiedevano e perciò crebbe rapidamente, favorita anche dalla fertilità del suolo. É certo che nel VI secolo la città raggiunse un alto grado di potenza e di ricchezza e, dopo la distruzione di Siris (Policoro), estese il suo dominio su altre colonie greche e su città indigene enotrie dell’interno e prese possesso anche di un lungo tratto della costa tirrenica, fondando le colonie di Posidonia-Paestum, Laos-Marcellina e Scidro (?).
Secondo il racconto tradizionale, i Sibariti, divenuti ricchissimi, estremamente raffinati nelle abitudini, destarono, per ragioni di concorrenza mercantile, l’invidia dei Crotoniati, i quali meditarono la rovina della città rivale. Occasione della inevitabile guerra fu la rivolta avvenuta in Sibari per opera del tiranno Telis. Cinquecento nobili ripararono a Crotone e ne ottennero la protezione. I Crotoniati, condotti dal celebre atleta Milone, sconfissero in una battaglia sul fiume Traente (Trionto) i Sibariti, la cui città sarebbe stata presa, saccheggiata e distrutta nel 510 a.C. Secondo Erodoto i Crotoniati avrebbero addirittura deviato il corso del fiume Crati sul resto della città. Gli abitanti superstiti ripararono a Laos, Scidro e Posidonia. Dai Sibariti superstiti dovette partire l’iniziativa della ricostruzione della città, che coordinata da Pericle dette luogo nel 444-443 a.C. alla fondazione di Thurii. Il nome provenne da quello della fonte Thouria. La città, sorta secondo un piano regolatore del celebre architetto Ippodamo di Mileto, salì presto a grande floridezza, ospitando vari uomini illustri, quali lo storico Erodoto ed il filosofo Protagora di Abdera. È certo che Thurii divenne sede di retori e sofisti, mirò alla conquista della Siritide e lottò con Taranto e Crotone e poi con i Lucani, per difendersi dai quali si alleò con Roma poco prima delle guerre di Pirro (285 a.C.). Nel 194 a.C. fu dedotta dai Romani una colonia con il nome di Copiae, che era ancora florida nei bassi tempi dell’Impero.
La città continuò ad essere indicata come Thurii fino in epoca tarda, quando il centro venne gradualmente abbandonato per l’innalzamento della falda acquifera e l’impaludamento conseguente del terreno che rese malsana e malarica la zona, decretandone il definitivo abbandono alla fine del VII secolo d.C. I resti della città di Copia-Thurii verranno utilizzati nelle epoche successive come cava, asportandone elementi lapidei, marmi da calcina, e quanto altro poteva essere ancora riutilizzato che ritroviamo oggi in molti edifici religiosi della piana di Sibari.

ASPETTI ARCHITETTONICI ED ARCHEOLOGICI
L’area degli scavi, istituita in parco, uno dei più vasti della regione, si trova in località Parco del Cavallo – Casa Bianca e Stombi, lungo la statale 106.
La visita archeologica inizia dall’area degli Stombi, ove sono i resti di un quartiere periferico della Sibari dei secoli VII e VI a.C., con le case e gli impianti artigianali della polis. Si prosegue verso Sud con la visita delle aree detta del Cavallo, del Prolungamento Strada e del Lungo Muro, e a sinistra dell’area di Casa Bianca. Nelle prime sono i resti di Copia, Thurii e Sybaris, con l’edificio del teatro, delle terme, dell’edificio su alto podio e l’incrocio di due strade principali nel senso N-S ed E-W; nella seconda sono ancora le rovine di Thurii e i resti di un’altra parte della città romana.

Stombi
L’area degli Stombi è fondamentale per la storia di Sybaris poiché, dopo la distruzione del 510 a.C., fu solo parzialmente rioccupata. Gli scavi hanno interessato la periferia nord della polis, vicino all’antico corso del Sybaris (oggi Coscile). La prima struttura visibile è un edificio modesto della fine del V – inizi IV secolo a.C., situato in una zona marginale forse esterna alle mura. Gli altri edifici, più antichi, risalgono soprattutto alla seconda metà del VI secolo a.C., con fondazioni in ciottoli e alzati in mattoni crudi; le case, semplici e composte da pochi ambienti, presentano pozzi in argilla cotta. Resti di fornaci suggeriscono una destinazione artigianale del quartiere.
Sporadiche tracce di VII secolo a.C. e materiali dalla fondazione della città (fine VIII secolo a.C.) attestano una lunga continuità di vita, ma gli scavi restituiscono soprattutto l’aspetto del quartiere al momento della distruzione del 510 a.C., quando, un potente strato alluvionale ricondotto alla deviazione del Crati da parte dei Crotoniati, seppellì i ruderi. La zona fu solo occasionalmente frequentata in età thurina e romana (Copiae), da cui provengono oggetti mobili ma non strutture.

Incrocio
Dietro l’ex magazzino reperti, verso l’uscita del Parco del Cavallo, è visibile un ulteriore tratto della grande strada (plateia) nord–sud e un muro in cementizio rivestito in blocchi, databile al III secolo d.C.

il Parco del Cavallo è il principale scavo dell’area di Sibari. Qui si incrociano due grandi strade di Thurii (fine V – inizi IV sec. a.C.), parte del piano urbanistico di Ippodamo di Mileto. Negli strati inferiori emergono resti di Sybaris, mentre in superficie si trovano livelli della città romana di Copiae, che mantenne l’antico impianto greco.
L’area conserva case private con cortile, pozzo, affreschi e mosaici (I sec. a.C. – VI sec. d.C.). Lungo la plateia E-W si trova il Teatro romano, nato da precedenti abitazioni e da un grande emiciclo porticato trasformato nel I sec. d.C. in struttura teatrale; davanti sorgeva una piazza con fontane e portico.
L’incrocio fra le due plateiai fu modificato dal grande complesso termale del I sec. d.C., entro cui nel V sec. fu ricavata la prima chiesa cristiana di Copiae-Thurii. Di fronte si trova un edificio pubblico su podio (I sec. d.C.). La plateia N-S prosegue fino al muro romano e alla Porta Nord, presso cui sono state trovate sepolture.
Dietro il teatro emerge una ricca domus tardo-repubblicana con peristilio, mosaici e opus sectile. Sotto di essa gli scavi hanno rivelato livelli di Thurii e gli strati più antichi di Sybaris (VIII–VI sec. a.C.).

Prolungamento Strada
Questo cantiere, allineato con il Parco del Cavallo e situato oltre la SS 106 verso il mare, mostra la prosecuzione della grande plateia E–W di Thurii. A 295 m dall’incrocio vicino al Teatro (pari a mille piedi attici) si incontra un nuovo incrocio con una strada N–S, dato che conferma l’accurato impianto urbanistico thurino. Lungo le strade sono state rinvenute abitazioni romane e un sistema idrico con pilastro-serbatoio e tubature in piombo ancora visibili.

Casa Bianca
Proseguendo verso est, si trova il settore detto “Casa Bianca”, dove sorgeva Porta Marina, limite orientale di Thurii. Qui si conservano molte fasi edilizie: nell’area, urbanizzata già all’inizio del IV sec. a.C., passava il tratto terminale della plateia E–W, non pavimentata ma delimitata da cordoli.
All’estremità orientale la strada conduce a una piattaforma di basoli con torre circolare-faro: un complesso interpretato come scalo di alaggio (IV sec. a.C.), usato a lungo per tirare a secco le navi. Verso il I sec. a.C. le aree laterali furono interrate e la zona trasformata in area stradale con un nuovo ingresso monumentale protetto da una torre rettangolare. Dalla fine del I sec. a.C. compaiono recinti funerari, segno del mutato uso dell’area; altre tombe vennero aggiunte più a est con il ritiro del mare.
Agli inizi del III sec. a.C. venne costruito il grande muro di difesa romano (Copiae), in opera cementizia, obliquo rispetto al reticolo urbano di Thurii, che taglia la torre precedente. Lungo la plateia si conserva anche un portico (originario del 100 a.C., poi ampliato in opus reticulatum) e due sistemi fognari di epoche diverse. All’esterno si vede la facciata del muro di cinta romano.
Nell’area di Casa Bianca nel I sec. d.C. fu realizzato un grande santuario dedicato ad Iside protettrice della famiglia e legato anche a culti misterici. Esso era costituito da tre edifici posti sul bordo della grande plateia di cui quello centrale era accessibile da un colonnato con capitelli ionici ed un tempio su alto podio.
Verso la fine del II sec. d.C. a seguito di un terremoto l’area cade in rovina ed in parte abbandonata come documentano alcune tombe e delle spoliazioni dei materiali del tempio. La città continuò la sua esistenza modesta sino al sec. VI quando fu definitivamente abbandonata a causa anche delle guerre e della malaria.

Il Museo della Sibaritide, posto nelle immediate vicinanze della vasta area archeologica di Sibari-Thurii-Copia, è allestito in un edificio moderno, progettato dall’arch. R. Wallach negli anni Ottanta e allestito negli anni Novanta del Novecento.
Esso raccoglie i reperti rinvenuti nel corso delle decennali indagini archeologiche condotte nel centro antico e nei siti più significativi della Sibaritide e illustra con oggetti straordinari la lunga storia del territorio e degli scavi delle tre città sovrapposte Sybaris-Thurii-Copiae.
Il percorso espositivo del Museo è organizzato in più sezioni cronologiche e tematiche, che accompagnano il visitatore attraverso le varie fasi storiche della piana di Sibari. L’idea è quella di ricostruire, passo dopo passo, la vita delle comunità che abitarono questo territorio nel corso dei secoli.

La Protostoria: la visita inizia con i materiali databili all’Età del Ferro con ceramiche modellate a mano e oggetti metallici che raccontano i primi insediamenti agricoli e pastorali della zona degli Enotri che testimoniano come la fertile pianura del Crati fosse abitata e sfruttata molto prima dell’arrivo dei Greci.
Sibari arcaica (720–510 a.C.): una sezione di grande suggestione è dedicata alla potente colonia achea di Sibari, città che divenne celebre in tutto il Mediterraneo per ricchezza, commerci e raffinatezza culturale. In vetrina si possono ammirare ceramiche importate dalla Grecia, oggetti di lusso, armi e corredi funerari che riflettono il prestigio delle élites locali. Reperti importanti. Testimonianze importanti di questa fase sono documentate dal sito di Timpone Motta-Macchiabate di Francavilla Marittima di cui il museo ospita i rinvenimenti dell’acropoli con templi dedicati alla dea Athena, dalla necropoli e dall’abitato.

Monumenti e Musei da visitare

• Centro storico: chiese e monumenti.
• Grotte di Sant’Angelo
• Museo Diocesano di Cassano Ionio

Ente Gestore: parco archeologico Sibari

Contatti:
pa-kr-sibari@cultura.gov.it
tel: 098179391 – 3371591152

Scarica il PDF

Informazioni Utili

Apertura: da martedì a domenica 9:00 – 17:30, lunedì chiuso
Biglietto ingresso: €. 5,00; ridotto (18-25 anni) €. 2,00; minori: gratuito
Visite guidate: guide turistiche regionali
Servizi Didattici e Laboratori: si

Sito Web e Social Media