PARCO ARCHEOLOGICO DI SCOLACIUM DI ROCCELLETTA DI BORGIA (CZ)


Descrizione geografica:

L’area della Roccelletta di Borgia si estende nella zona sud-orientale della piana di Catanzaro ad ovest della SS. 106 ionica in un’area ampia, coltivata intensamente ad uliveto come testimoniato anche dall’azienda agricola che sorgeva nel cuore dell’area archeologica, oggi sede del museo e degli uffici del Parco Archeologico di Scolacium.

Datazione:

– Frequentazione di età preistorica
– polis Skylletion (sec. VI – III a. C.)
– municipio romano Scolacium (sec. III a.C – VII d. C.)
– insediamento fortificato bizantino (sec. VII-XI d. C.)
– abbazia normanna (sec. XI-XII d. C.)
– insediamento castrale di età sveva (sec. XII-XIII d. C.)
– insediamento rurale feudale di età angioina (sec. XIII-XIV d. C.)
– Insediamento rurale (sec. XV-XVIII d. C.)

Dati  storici:

Le prime attestazioni di frequentazione umana nella zona risalgono alla preistoria, ma la fondazione della città come insediamento urbano si colloca nell’ambito della colonizzazione greca, tra l’VIII e il VI secolo a.C. Secondo la tradizione, Skylletion fu fondata da coloni ateniesi oppure, secondo una variante, da Crotoniati che intesero creare un ‘avamposto per il controllo dell’area interna boschiva, della piana costiera e dei traffici commerciali istmici ionio-tirreno.
Tra il IV e il III secolo a.C., l’espansione delle popolazioni italiche dei Bretti e la politica di Dioniso di Siracusa potrebbe aver contribuito al declino di Skylletion come di altri centri greci dell’area (Kaulonìa).
Con l’arrivo dei Romani e la fondazione della colonia Minervia Scolacium nel 123 a.C., Skylletion venne romanizzata. Il sito fu monumentalizzato secondo i canoni dell’urbanistica romana: fu costruito un foro, un teatro (capace di ospitare fino a 3.500 spettatori), terme, strade lastricate, e un acquedotto. L’agricoltura intensiva — in particolare olivicoltura e viticoltura — costituiva la base economica della colonia, favorita dalla fertilità del territorio.
Scolacium raggiunse il suo massimo splendore tra il I e il III secolo d.C., come testimoniano sia le evidenze epigrafiche sia i resti monumentali tuttora visibili nel parco archeologico. In epoca tardoantica, la città iniziò a declinare, ma mantenne comunque una certa vitalità fino al VI secolo.
A partire dal VI secolo, in coincidenza con le le guerre greco-gotiche ed i mutamenti geopolitici dell’Italia meridionale, Scolacium fu progressivamente abbandonata. Tuttavia, durante il periodo bizantino, l’area continuò ad essere frequentata, come dimostrano i resti di edifici religiosi ed alcune sepolture rinvenute.
Nel 537, il senatore e letterato Flavio Magno Aurelio Cassiodoro menziona la sua Scolacium in una lettera, descrivendola come un centro agricolo florido, caratterizzato da un clima mite e sereno, ideale per la meditazione e la vita filosofica.
Nel 598, la città è attestata come sede vescovile: in una lettera di Papa Gregorio Magno si fa riferimento al “castrum quod Scillacium dicitur”, confermando l’esistenza di una struttura fortificata. A partire dall’inizio del VII secolo, in seguito alle incursioni dei Longobardi e, in epoca successiva, degli Arabi, la popolazione si trasferì progressivamente nel castrum, un insediamento fortificato situato in posizione elevata e strategica su un altopiano terrazzato, dominante l’area della futura Chiesa di Santa Maria del Mare.
L’area fu abitata ancora tra l’XI ed il XII secolo come attesta la Basilica normanna di Santa Maria della Roccella, eretta probabilmente su un preesistente edificio paleocristiano.

ASPETTI ARCHITETTONICI, ARTISTICI E ARCHEOLOGICI:

L’impianto urbanistico della città di Skylletion-Scolacium è stata identificata dall’archeologo Ermanno Aslan come organizzata su terrazzi che degradano verso la costa su due reticoli urbani distinti uno nella zona est, riferibile alla polis greca, ed un altro spostato più verso N-E a quella romana, che ha nel decumano massimo l’asse principale. Una seconda fase di età romana fu quella della colonia rifondata dall’imperatore Nerva che comporto la nuova lastricatura delle strade con un livello più alto realizzato con basoli di granito locale e lo spostamento del maggiore traffico sulla costa per evidenti ragioni commerciali.

Il Foro (fine II sec. a.C. – IV sec. d.C.) è il cuore pulsante della Scolacium romana. Al centro si apre una grande piazza pavimentata con lastre di pietra calcarea lisce e luminose circondata in antico da portici maestosi dove si affacciavano botteghe, uffici e piccoli mercati. Essa misura 38 x 81,60 con asse orientato NW-SE e diviso sul lato monte da un’importante via cittadina (decumanus maximus) oltre il quale sul lato monte sorgeva il Capitolium, tempio dedicato alla triade capitolina: Giove, Giunone e Minerva che si estendeva per circa 70 metri quadrati con un dislivello di m. 4,30 sul piano del foro.
In età Giulio-Claudia il colonnato e le taberne presenti sul lato settentrionale vennero sostituiti con edifici quali la Curia ed il Cesaureum raccordati da un portico a colonne di mattoni e setti murari rettilinei in cui erano disposte statue di marmo ora esposte al museo.
La pavimentazione della piazza è in mattoni rettangolari (cm 44×8) organizzati in moduli regolari di 100 elementi che poggiano su un letto di malta giallastra posta su un vespaio di scaglie calcaree e ghiaia. Nelle ultime fasi di vita del sito, l’area del foro perse la sua funzione pubblica e divenne un’area artigianale per soddisfare i bisogni del nuovo centro arroccato sulla collina del teatro ed una cava di materiali edilizi.

IL TEATRO: si data tra I sec. d.C. ed il II d.C. con due fasi di costruzione che mantengono comunque la forma e lo schema decorativo iniziale. L’apparato scenico presenta il palco (pulpitus) delimitato verso l’orchestra da un canale che comprendeva il sipario e l’impianto della scena frontale costituita da una parete verticale monumentale riccamente decorata che costituiva lo sfondo delle decorazioni. Essa era divisa in tre esedre e doveva prevedere più ordini di posti per un’altezza uguale alla parte alta della cavea, mentre le altre dovevano ospitare le porte laterali. L’area del pulpito dove recitavano gli attori era coperta da un soffitto ligneo decorato con marmi, antefisse e statue. La cavea ampia e semicircolare poteva ospitare circa 3000 spettatori. L’orchestra, al centro era perfettamente rotonda con i musicisti ed i danzatori che qui potevano mostrare il loro talento potendo contare su un’ottima acustica.

L’ ANFITEATRO: di Scolacium è uno degli elementi monumentali di maggior rilievo dell’area archeologica, che testimonia l’importanza della città tra la fine del I secolo a.C. e il II secolo d.C. La struttura, parzialmente scavata e ancora in fase di studio, è situata nella parte sud-occidentale del sito, a margine del decumano massimo. L’anfiteatro presenta una pianta ellittica tipica degli edifici per spettacoli gladiatorii (munera) e venationes, ed è orientato in asse nord-ovest/sud-est. Per un’ampiezza di circa 70 x 50, metri malgrado lo scavo della cavea non sia stato ancora completato.
L’edificio si articola in due ordini di gradinate ricavate sfruttando la naturale pendenza del terreno, con l’integrazione di strutture in opera cementizia (opus caementicium) e paramenti in laterizio. Le gradinate erano suddivise in settori (cunei) mediante scalette radiali munite di corridoi di distribuzione (praecinctiones).
Il piano dell’arena era circondato da un podium in muratura che separava gli spettatori dallo spazio scenico. Gli ingressi principali monumentali (vomitoria), uno per ciascun asse maggiore, permettevano l’ingresso del pubblico e degli attori/spettatori; altri accessi secondari servivano per il controllo dei flussi. L’edificio era costruito in muratura mista con nucleo cementizio (clacestruzzo) e rivestimento in laterizio con tecnica ad opus reticulatum tipico degli edifici pubblici del periodo.

Acquedotti e terme: un sistema di approvvigionamento ben studiato e organizzato garantiva a Scolacium l’acqua necessaria agli usi civili ed a quelli pubblici tramite l’uso di pozzi, cisterne ed acquedotti, anche se con l’aumento della popolazione vi furono momenti di crisi superati con la costruzione di nuovi acquedotti .
Le terme quindi dovevano essere fondamentali per garantire i servizi sociali, civili ed anche igienici alla popolazione e sebbene sia stato individuato solo il complesso cosiddetto delle “terme del vescovo” diversi dovevano essere in città i bagni termali.
Purtroppo anche questo rinvenuto non si presenta in condizioni ottimali per cui non è stato ancora possibile definire il quadro degli ambienti e la sua ampiezza.

La necropoli romana: era posta come di consuetudine fuori dall’area urbana lungo le strade di collegamento alla città. Di queste sono state individuate due necropoli una lungo la via costiera ed un’altra in direzione ovest. Le tombe databili tra il sec. I a.C. ed il III d.C. sono di forma diversa (mausolei a camera quadrangolare, inumazioni dentro fosse terragne oppure tombe a cassa, o nicchie per tombe ad incinerazione).

La domus bizantina: è un complesso residenziale databile tra il V ed il VII sec. d.C. che riutilizza precedenti strutture di età romana. L’edificio presenta un’area ampia delimitata da una serie di ambienti e da una torre che svolgeva un ruolo di controllo del territorio. Verso la fine del sec. VII l’area fu adibita a officina ceramica come attestato da vasche per la decantazione dell’argilla e da una fornace. La bottega ebbe una continuazione pare fino al sec. IX da collegare alla presenza di un complesso monastico che precedette la costruzione dell’abbazia normanna di Santa Maria della Roccella.

Una necropoli bizantina fu impiantata tra VI e VII secolo d.C. sulla sommità della collina prospiciente il teatro. Essa presenta tombe a cassa realizzate con mattoni di reimpiego orientate E-O mentre alcune tombe databili al sec. VII d.C. risultano prive di corredi.

L’abbazia di Santa Maria della Roccella: il termine si riferisce ad un luogo fortificato posto nei pressi del monastero bizantino della “Beata Mariae” del 1094 che fu in seguito attribuito dai normanni all’abbazia nota come S. Maria della Roccella. Le ricerche archeologiche hanno evidenziato fasi d’uso della struttura dal sec. XII al sec. XVIII. La chiesa costruita in mattoni, si presenta lunga m. 73 con pianta a croce latina con vasta aula rettangolare (m. 53×25) illuminata da 10 finestroni con copertura a capriate lignee e tegole. L’ingresso principale era sul lato ovest, mentre un’altra apertura (forse mai completata) era sul lato sud, mentre quello presente attualmente sul lato nord è un errore dei restauro del 1900. La pavimentazione originaria (non conservata) doveva essere in marmi policromi, l’unica superstite è quella in laterizi pertinente all’uso di fortificazione difensiva che l’edificio ebbe tra il sec. XIV ed il sec. XVII.

Monumenti e Musei da visitare

• Museo “del Frantoio” nel Parco di Scolacium
• Chiesa fortificata di Monisciano
• centro storico di Borgia

Ente Gestore: Direzione Regionale Musei Calabria

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Informazioni Utili

Apertura: tutti i giorni dalle 9,00 alle 20,00
Biglietto ingresso: intero €. 5,00; ridotto €. 2,00
Visite guidate: guide turistiche regionali
Servizi Didattici e Laboratori: si

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