CHIESA – MUSEO DI SANT’ADRIANO DI SAN DEMETRIO CORONE (CS)


Descrizione geografica:

CHIESA DI SANT’ADRIANO:
L’edificio religioso sorge sul lato ovest dell’abitato di San Demetrio Corone lungo la strada che collega la piana di Sibari all’altopiano della Sila.
Le origini di questo luogo sono legate alla figura di san Nilo, il celebre monaco nato a Rossano, che attorno alla metà del X secolo fondò in quest’area un piccolo monastero, sorto accanto a un oratorio preesistente con una sola aula.
La struttura visibile oggi è frutto di numerosi interventi architettonici realizzati nel corso del tempo, che si sono sovrapposti a un impianto più antico, probabilmente risalente all’età normanna. Alcuni documenti medievali confermano che nel 1088 il duca Ruggero Borsa donò il monastero all’abbazia benedettina di Cava de’ Tirreni, dalla quale fu poi separato nel 1106. È in questa fase che si collocano importanti trasformazioni della chiesa: si interviene sull’elevato, si modifica la pianta e si decorano le pareti interne con pitture, in parte ancora oggi conservate.
La chiesa presenta una pianta di tipo basilicale, con tre navate suddivise in quattro campate. L’abside semicircolare, più antica e di dimensioni contenute, rappresenta una testimonianza del primo edificio monastico. Le arcate longitudinali sono sostenute da due file di pilastri, tra cui spiccano, nella prima campata, due colonne di reimpiego. I capitelli di queste colonne appartengono a epoche diverse: uno all’età romana augustea, l’altro all’età bizantina. La zona del transetto, cioè la parte trasversale rispetto alla navata principale, fu aggiunta nel Settecento, ampliando l’edificio verso oriente.
Nel corso dei secoli, la chiesa è stata arricchita da numerosi elementi decorativi, tra cui un pregiato pavimento musivo in opus sectile, pitture murali e sculture poste sia all’esterno sia all’interno. Il portale d’ingresso principale, oggi perduto, era verosimilmente ornato con due leoni scolpiti e un arco decorato. Il portale laterale a nord, più semplice, era impreziosito da un blocco scolpito con una maschera felina e una umana su lati adiacenti, oltre a un mostro leonino e a un rosone inscritto in un tondo.

Il pavimento musivo, ancora visibile per tre campate nella zona d’ingresso, è costituito da motivi geometrici alternati a rappresentazioni di animali. La sua realizzazione è databile tra la fine dell’XI e i primi decenni del XII secolo, in corrispondenza del periodo in cui l’abbazia era sotto la giurisdizione del monastero di Cava. Un’iscrizione su tre lastre di marmo cipollino, posta vicino all’ingresso occidentale, menziona il probabile committente: un certo Bartolomeo, identificabile dalla formula abbreviata “Bartoholameus d(e) s(uo)” (cioè “fece a sue spese”).

Tra i marmi utilizzati per il pavimento, provenienti in gran parte da cave africane e dell’Asia Minore, si trovano anche frammenti di iscrizioni latine antiche, alcuni dei quali ricollocati in modo incompleto. Ciò dimostra la prassi medievale del riutilizzo di materiali da edifici preesistenti. Nel caso di Sant’Adriano, è molto probabile che questi materiali provengano dalle rovine della vicina città antica di Copia. Il loro impiego sembra concentrarsi in un’unica fase costruttiva, probabilmente durante il dominio normanno.
L’interno è a tre navate su colonne (per la prima campata) e pilastri. La parte absidale, ristrutturata nel seicento, presentava un’unica abside centrale.

Il disegno complessivo del pavimento musivo, dalla prima alla terza campata, segue uno schema ritmico: fasce marmoree creano una griglia regolare in cui si alternano motivi geometrici e pannelli figurati. Fasce più larghe delimitano l’intero impianto musivo e mettono in risalto la navata centrale, dove tredici pannelli geometrici circondano un tondo con la scena di un leone che combatte un serpente. Altri tre riquadri figurati si trovano nella terza campata: due mostrano serpenti — uno avvolto in una spirale semplice, l’altro in una doppia, ai lati di un felino centrale con corpo decorato a scacchiera.

All’esterno, le murature ancora leggibili raccontano molto dell’aspetto originale. Le pareti laterali sono scandite da una sequenza di arcatelle cieche intervallate da lesene (pilastri sottili addossati). Alla base degli archetti corre una serie di mensole, ricavate da cornici scolpite di epoca precedente, arricchite da modanature e dentelli. All’interno di questi archetti, soprattutto in facciata, erano inseriti bacini ceramici decorativi, oggi perduti.
La facciata presentava un portale con protiro su leoni stilofori, ora scomparso, e tre finestre di cui quella di sinistra conserva la cornice a dentelli. Si notino gli incavi che dovevano ospitare dei bacini ceramici.

MUSEO ETNOGRAFICO “SAN NILO” DI SAN DEMETRIO CORONE

Il museo presenta dei percorsi storici dall’età bizantina fino all’arrivo delle popolazioni Arbereshe e poi alla vita della comunità locale attraverso un percorso basato sulla cultura materiale compresi gli strumenti ed i costumi fino al 1900 arrivando fino prime emigrazioni nelle Americhe ed in Europa.
Tutto il materiale è catalogato in bilingue per dare possibilità ai ragazzi di arricchire il loro lessico, conoscere i valori culturali di un tempo e capire meglio il presente.
L’ingresso è gratuito e solo su prenotazione.
Il museo è un esempio virtuoso di museo etnografico integrato nel territorio, intrecciando scienza, storia, lingua e divulgazione

Monumenti e Musei da visitare

  • Museo Etnografico “San Nilo”
  • Collegio Italo-Abanese (sec. XVIII)

Ente Gestore:
Curia Parrocchiale e Comune

Contatti:
Mail: curia@eparchialungro.it
Tel.: 0984 956003

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Informazioni Utili

Apertura su prenotazione (o durante l’apertura per i riti religiosi)
Biglietto ingresso gratuito
Visite guidate: su prenotazione
Servizi Didattici e Laboratori: no

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