GROTTA DELLA MADONNA DI PRAIA A MARE (CS)


Descrizione geografica:

Sulla costa tirrenica settentrionale della Calabria, al confine con la Basilicata lungo la SS18, si trova il Comune di Praia a Mare (CS). Poco fuori dal centro abitato, sul monte Vingiolo, a circa 50 m s.l.m., si aprono diverse cavità naturali, tra cui la celebre Grotta della Madonna.

Datazione:

Paleolitico superiore
Neolitico
Eneolitico
Età protostorica
Età romana
Età medievale e post-medievale.

Dati storici:

L’importanza di tale grotta, oltre che spirituale, è archeologica. Indagini sistematiche hanno permesso di stabilire, mediante il rinvenimento una sequenza stratigrafica che ha permesso di documentare la frequentazione antropica del sito dal Paleolitico superiore, al Mesolitico, al Neolitico e Eneolitico, all’età del Bronzo, fino al periodo tardo-romano. In epoca Medievale, nell’antro e nelle grotte vicine, viene collocato era un insediamento di monaci italo-greci.
La storiografia locale ha sempre legato le origini del santuario alla centenaria tradizione popolare del rinvenimento miracoloso del simulacro avvenuto nella prima metà del 1300.
L’edificazione del santuario, come oggi appare ai vari visitatori, non è stata frutto di un progetto unico e complessivo, bensì essa è avvenuta in un lungo arco temporale grazie soprattutto al contributo economico dei numerosi devoti, dei vari “mecenati” e al lavoro dei diversi “fabbricieri” che tra ‘800 e ‘900 hanno trasformato radicalmente il volto del luogo di culto.
Il più antico resoconto della pia tradizione popolare è inserito dal canonico Rev. Don Pasquale Fulco che riprende uno scritto del seicento opera di Ludovico Marafioti, Sacra iconologia della madonna per li regni di Napoli e Sicilia , di cui però non si è trovata traccia e ciò ha portato ad ipotizzare, ai diversi studiosi locali che si sono occupati del santuario, che tale scritto non sia esistito. Secondo questa tradizione la statua lignea, oggetto del culto, giunse dall’Oriente portata da un bastimento di Ragusa nel 1326. La statua della Vergine con il Bambino era custodita in un veliero, il cui comandante era cristiano mentre la ciurma musulmana. Quando l’imbarcazione giunse lungo il lido di Ajeta rimase prodigiosamente immobile e i marinai, dopo innumerevoli e inutili sforzi per far si che la chiglia riprendesse il largo, attribuirono la colpa a quella statua davanti alla quale, più volte, il capitano si raccoglieva in preghiera.
La ciurma decise di liberarsi della statua gettandola in mare, ma il capitano si oppose al malsano intento e decise di imbarcare la statua su di una scialuppa e di trasportarla a terra e posarla all’interno di una delle grotte che si intravedevano dal vascello. Abbandonato il simulacro al di sopra di un masso tondeggiante, riprese la scialuppa e raggiunto il bastimento riacquistò il mare e i traffici a cui era destinato. Era la prima settimana del mese di agosto.
Il 14 agosto del medesimo anno un pastorello muto, intento a sorvegliare gli armenti al pascolo, accortosi che una pecora era entrata all’interno di una delle grotte che si aprivano nella falesia calcarea, decise di recuperarla ed entrato nella grotta scorse su di un masso “una bella signora che gli aveva parlato”. Impaurito e frastornato per l’accaduto, in serata fece rientro nel paese ove si accorse di aver acquistato la favella e così poté raccontare all’incredule madre, e alla gente del rione, l’accaduto.

L’inspiegabile guarigione divenne ben presto di dominio pubblico tanto che si gridò al miracolo e una folla festante decise di scendere alla “plaja” per verificare quanto appreso.
Più volte si prese la Statua e la si portò in processione solenne all’interno della chiesa matrice di Aieta e altrettante volte la statua, al mattino seguente riappariva, miracolosamente, sul masso su cui il capitano del veliero l’aveva deposta. Si decise così di lasciarla nella grotta e di venerarla lì con tutti gli onori che le spettavano.
L’indagine all’interno dell’archivio della Diocesi di riferimento ha portato a rintracciare una serie di documenti che sembrano delineare una storia diversa sulla nascita del luogo di culto in oggetto. Il primo documento in cui si ha menzione di una chiesa << […] extra muros que nuncupatur S.ta Maria della grotta […] >> risale al 1492; il dato si estrapola da una Platea della Diocesi di Cassano allo Jonio. Questo documento, al momento, è il più antico a nostra disposizione e certifica la presenza di un luogo di culto all’interno delle grotte che si aprivano presso la marina.

Nel ‘500 le testimonianze documentarie si fanno più cospicue e registrano l’esistenza di una << […] ecclesia sine cura sancte Marie delle grotte, cassanensis diocesis […] >> e quindi di un culto ben radicato nel territorio tanto da divenire meta di una serie di pellegrinaggi. Il fenomeno, di perse non viene affatto trascurato da parte delle autorità ecclesiastiche che, al fine di garantire e assicurare lo svolgimento del culto, provvedono alla nomina di un rettore . L’importanza del Santuario sembra aumentare di anno in anno se nella seconda metà del XVI secolo con Decreto datato 5 gennaio 1560, Pio IV nomina Antonello Pagano, Rettore della Chiesa di Santa Maria della Grotta .
L’aspetto del santuario, tra Cinquecento e Seicento, cambia radicalmente. La chiesa della Grotta, su cui detenevano lo jus patronato i signori di Aieta, era passata con la vendita del feudo dai Loira ai Martirano e nel 1571 ai Cosentino di Cosenza che ne rimasero in possesso sino al 1767.

Proprio con questi ultimi feudatari, i Cosentino appunto, Santa Maria della Grotta subì una serie di piccole trasformazioni e cambiamenti messi in atto da don Tiberio Cosentino, fratello del Marchese Scipione, il quale nominato vescovo di Lavello nel 1578, fece erigere, all’interno della grotta grande, la cappella sub titulo Madonna della Neve e vi fece collocare la statua in marmo bianco raffigurante la Madonna che sorregge sul braccio sinistro il Bambino benedicente.
È solo nel 1700 che il Santuario comincia ad avere una connotazione più ampia tanto da essere riconosciuto luogo di “grazie” e divenire meta di pellegrinaggio di fedeli provenienti dalle altre regioni meridionali. Pellegrino d’eccezione fu il Cardinale Spinelli, Arcivescovo di Napoli, il quale di rientro da Paola, decise di arrestare il suo viaggio e di recarsi a pregare dinnanzi all’altare della Vergine di cui aveva sentito tanto parlare; correva l’anno 1745.
L’evento ebbe forti implicazioni per il sacro luogo, prima di tutto perché un alto prelato del Regno si recava a pregare al piccolo altare eretto all’interno della Grotta, ed inoltre perché questi aveva promesso di realizzare una serie di interventi atti a migliorarne le condizioni. Purtroppo, a causa del suo trasferimento a Roma, il Cardinale non poté mantenere la promessa, ma la sua visita segnò comunque la storia della Grotta.
Un apporto importante per conoscere lo sviluppo e la trasformazione architettonica del santuario, tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, ci viene offerta da una serie di lavori tra cui quello del Giustiniani il quale alla voce “Aieta” scrive: << […] duegento passi distante dal mare, evi una famosa grotta, chiamata “Grotta del Cardinale Spinelli”, avendola visitata nell’anno 1745, la quale può considerarsi, come un miracolo della natura. Dal basso dell’eremo per un’alta collina, dopo alquanti gradini si giunge nella prima grotta, che forma un atrio con cupola; indi dopo 47 scalini si perviene alla porta della grotta grande, la cui figura è triangolare, ma alquanto ineguale. La sua altezza è mirabile, è molto luminosa e dal mezzo del lamione cade una stilla perenne di acqua limpidissima che riempie un pozzo in mezzo alla medesima. […] Vi si vede un altare dedicato alla vergine che, per quanto mi si dice, il suddivisato Cardinale Spinelli avrebbe posto in molta venerazione, richiamando i curiosi all’osservazione di tale luogo, se per le sue vicende non avesse dovuto abbandonare Napoli e ritirarsi a Roma >>.
Anche viaggiatori del Grand Tour non disdegnarono di riferire nei loro racconti la descrizione circa il luogo e il culto praticato all’interno della suggestiva grotta posta alla marina di Aieta. Suggestiva è, infatti, la descrizione che del santuario fa, nel 1828, il viaggiatore scozzese Crawford Tait Ramage: << Il villaggio detto della Madonna della Grotta è situato proprio nel punto dove i monti incominciano a recedere dalla costa […]. Ebbi qualche difficoltà nel trovare la grotta che stavo cercando, perché le rare persone che incontravo mi guardavano con aria sospetta e mi davano indicazioni assai poco precise. Finalmente giunsi alla gradinata che, a giudicare dall’aspetto consumato dei gradini, doveva essere stata percorsa da innumerevoli, devoti pellegrini.
La gradinata conduce ad una stupenda grotta naturale lunga circa quarantacinque metri e alta diciotto. Al centro di questa si trova un fonte battesimale abbondantemente provvisto di acqua che vi sgocciola dal soffitto. Da una parte vi è una piccola cappella, costruita in modo assai primitivo, nella quale è stata collocata la statua della Madonna >>.
Al decennio successivo risale, invece, l’interessante descrizione della Grotta realizzata da Vincenzo Lomonaco con il titolo Santuario di Nostra Donna della Grotta nella Praia degli Schiavi, e corredata da una interessante litografia: << […] Dal basso dell’arena dopo un’erta collina, e dopo avere ascesi molti gradini, si giunge nella prima grotta che forma un’atrio con altissima cupola. Quindi dopo aver montati più di 50 gradini perviensi all’ingresso della grotta grande, la cui figura è triangolare, ma alquanto ineguale. Alle due estremità avi delle aperture naturali donde piove nell’antro copiosa luce. È di un’altezza mirabile, e dal mezzo del lamione cade una stilla perenne di acqua limpidissima che riempie il pozzo in mezzo della stessa: il suo circuito è più di piedi 800. Camminando a man diritta dopo alquanti gradini si accede ad un’altare dedicato alla Vergine dell’assunta, e pochi passi lontano se ne scorge un’altro. Serpeggiando le massicce pareti della grotta veggonsi delle sabbie ammonticchiate, ove giace molto ossame, che ti ricorda i tempi tristissimi dell’oligarchia feudale, e dell’asprissima ostinatezza dei guerillas calabresi. […] >>

Aspetti Architettonici, artistici ed archeologici

Il Santuario testimonia nel suo stesso nome la sua natura rupestre del luogo; esso, infatti, occupa un insieme di cavità naturali risultato di un sistema carsico in litologie carbonatiche del Mesozoico. L’aspetto attuale dell’antro è quello determinato dal millenario formarsi del deposito terroso all’interno della cavità, molto più ampia in passato, quando il livello del terreno era notevolmente più basso.
Il luogo di culto si sviluppa all’interno di una ripida falesia calcarea articolandosi in quattro distinti settori (Tav. I); un primo antro di forma rettangolare, monumentalizzato dalla presenza di un grande scalone, funge da ingresso alle cavità più interne. Il secondo e più ampio ambiente, a planimetria triangolare con dimensioni di circa 40×50 metri e volta a 15 metri di altezza dall’attuale piano di calpestio (collocato a quota 50 metri s.l.m.), è stato anch’esso monumentalizzato con l’escavazione di una cisterna a pianta circolare alimentata dall’acqua che stilla ininterrottamente dalla volta, e con la costruzione di una cappella in cui è collocata la statua marmorea della Madonna della Neve. La statua, in candido marmo, alta m. 1.50, poggia su di uno scannello a forma di tronco di piramide quadrangolare di largo circa cm 70 e alto cm 48. Sulla faccia anteriore è posto un cherubino in rilievo, sulla faccia destra le insegne vescovili di Mons. Tiberio Cosentino. Sul lato sinistro, invece, sempre in bassorilievo, lo stemma della famiglia Cosentino. In basso è presente l’epigrafe “UT SACRAE CRYPTAE PIA DEVOTIO PERSOLVATUR / TIBERIUS CONSENT. DE LIPARA VIRG. SIMULACRUM POSUIT”. Secondo il Frangipane la statua è databile al XVI sec., attribuibile a Giacomo Gagini o a Pietro Bernini.
Sempre sul lato destro dell’ambiente, a poca distanza dalla cappella e a ridosso della roccia, si scorgono due piccole edicole funerarie risalenti ai primi anni del 1900. Era prassi, da parte degli abitanti del piccolo villaggio marinaro, di utilizzare la grotta come luogo di sepoltura prima che venisse costruito il moderno cimitero.
Sul lato meridionale è collocato, invece, all’interno di una grotta di più ridotte dimensioni, il santuario vero e proprio in cui è ubicato l’altare su cui si venera la statua della Madonna della Grotta. La cappella venne realizzata in diverse fasi; una prima fase edilizia risale, secondo la documentazione pervenutaci, a prima del 1851, epoca in cui venne edificata una prima aula di culto, di limitate dimensioni, provvista di un modesto altare. Solo successivamente, tra la fine dell’’800 e l’inizio del ‘900, l’opera edificatoria dei diversi fabbricieri e le cospicue donazioni dei fedeli, favorirono l’ampliamento e l’abbellimento dell’aula di culto con elementi architettonici che rispecchiano il gusto e il carattere del periodo. Nel corso degli anni la cappella ha subito una serie di rimaneggiamenti e interventi di manutenzione che ne hanno modificato, in qualche modo, l’assetto originario
Sul lato a occidente un ampio riparo, sistemato a mo’ di terrazza panoramica, parzialmente occupato dalle strutture della canonica e della piccola torre campanaria realizzate in epoche differenti.
La festa principale si celebra il 15 agosto in memoria dell’arrivo della Madonna alle Grotte del Monte Vingiolo, avvenuto il 14-15 agosto del 1326. Tra le varie manifestazioni, particolarmente suggestiva, è la processione a mare. Dal 1970, ininterrottamente, la sera del 15 agosto si svolge una processione serale per rievocare l’arrivo prodigioso della statua della Madonna sulla spiaggia di ‘Praia degli Schiavi’. La processione partendo dalla chiesa parrocchiale (Sacro Cuore) arriva, sull’imbrunire, sulla spiaggia di Fiuzzi, dove la Madonna viene posta su una grande barca e, con al seguito molte altre imbarcazioni, prende il largo, gira intorno all’isola di Dino e prosegue lungo la costa, accolta da grande folla di fedeli e turisti, approda sulla spiaggia in direzione del santuario, per fermarsi poi nella chiesa Sacro Cuore. La sera del 18 agosto, a conclusione dei festeggiamenti, accompagnata processionalmente da tanti fedeli, la Madonna ritorna al Santuario.

Monumenti e Musei da visitare

• Torre di Fiuzzi (sec. XVI)
• Museo Comunale di Praia a Mare
• Isola di Dino
• Parco Nazionale del Pollino – zona tirrenica
lle del Lao.

Ente Gestore:
Diocesi San Marco Argentano in collaborazione con Comune Praia a Mare

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Informazioni Utili

Apertura: dal 1 giugno al 31 agosto dalle ore 9,30 alle 22,00
Ingresso gratuito
Visite guidate: si, su prenotazione
Servizi Didattici e Laboratori: no

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